La location è quella dell’Auditorium Parco della Musica, di per sé già estremamente suggestiva ma che il 25 luglio è riuscita a trasformarsi in un posto quasi surreale, un luogo che sembrava esistere in un altrove imprecisato ma che di sicuro non poteva essere in questo mondo.

Il palco quello della rassegna musicale Luglio Suona Bene che venerdì sera ha ospitato i Mogwai, la band post-rock di Glasgow che lo scorso gennaio ha pubblicato Rave Tapes, l’ottavo album in studio registrato a Castle of Doom con Paul Savage.

La band – formata da Stuart Braithwaite (chitarra e voce), John Cummings (chitarra e voce), Barry Burns (chitarra, piano, sintetizzatore, voce), Dominic Aitchison (basso) e Martin Bulloch (batteria) – è riuscita con la propria musica a dar vita ad una dimensione parallela in cui ha condotto tutti i presenti. Il cielo di Roma, un nutrito pubblico, un’acustica sublime, una performance musicale tecnicamente impeccabile. Non è solo la tecnica, però, che può rendere unico un concerto. E infatti ai Mogwai non manca neanche quella scintilla che fa la differenza; quella che riesce a far arrivare un’emozione e che non permette di rimanere indifferenti o di andar via con un retrogusto amaro, come se mancasse qualcosa.

Non è mancato nulla alla serata di venerdì, neanche quell’impressione di essere totalmente immersi nella musica e la sensazione che i contorni di ciò che si aveva intorno sfumassero sempre di più nell’indefinito, per lasciar spazio ad un posto che esisteva solo in quel momento e mai più.

Fin dal primo brano, Heard About You Last Night dall’ultimo album, un silenzio innaturale è calato sul pubblico che fissava il palco quasi senza respirare e in uno stato di leggera trance.

Già al secondo pezzo, Friend Of The Night da Mr. Beast, l’atmosfera era quella di un sogno ad occhi aperti e tutti si abbandonavano alla musica, lasciandosi condurre su sponde lontane, in luoghi sconosciuti, in posti dell’anima inesplorati.

Su Take Me Somewhere Nice,dall’album Rock Action e sicuramente fra I brani più conosciuti della band, sale sul palco Luke Sutherland con il suo violino e il crescendo di emozioni accelera di colpo. Momenti musicali unici, con chitarre che suonano lievi ed impercettibili per poi esplodere all’improvviso, accompagnate alternativamente dal violino e dalle sonorità distorte del synth. Musica strumentale, poche parole o nessuna, ma non se ne sente la mancanza perché tutto ciò che c’è da dire viene detto dalle note che si trasformano in immagini ed emozioni, luoghi, paesaggi e persone. Anche la scenografia del palco, con luci e colori, crea un’atmosfera straniata e straniante.

Una serata che alterna momenti di quiete ad altri di vera e propria tempesta. Tanto che dopo l’encore il pubblico non ce la fa più a star seduto e, appena la band rientra, si accalca sotto il palco in un abbraccio intimo e metaforico, come per far sentire la propria presenza e il proprio ringraziamento per le grandi emozioni donate. Un grazie che rinnoviamo anche noi, perché di concerti del genere se ne vedono davvero pochi.

Si ringrazia l’Auditorium Parco della Musica e Luglio Suona Bene per la cortese ospitalità.

Di seguito la scaletta della serata:
Heard About You Last Night
Friend Of The Night
Take Me Somewhere Nice
Master Card
How to Be a Werewolf
Xmas Steps
Rano Pano
Helicon Pt. 2
Deesh
Remurdered
Hunted By A Freak
Mogwai Fear Satan
Encore:
Helicon Pt.2
Batcat

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