Uscito il 20 maggio sulle piattaforme digitali, e il 27 maggio in versione CD, Gold People dei Moseek è già un caso musicale. Un “disco d’oro”, dedicato alle persone che hanno sostenuto e lavorato con la band romana.
Nove tracce e due bonus track nella versione CD dalle sonorità elettroniche, rock e pop alle atmosfere raffinate, teatrali e sognanti.
Dopo l’esplosiva serata al Quirinetta tornano nel teatro romano per un nuovo video e una nuova versione di Venice and Paris abbiamo incontrato i Moseek durante le riprese per quattro chiacchiere.

Bentrovati Moseek, è un piacere vederti dopo la serata al Quirinetta e tante puntate di X-Factor. Intanto come va? Che state facendo?
Subito dopo X-Factor abbiamo suonato praticamente tutte le settimane, non ci siamo fermati un attimo e insieme ai live abbiamo concluso il disco che è uscito il 20 Maggio: Gold People. In verità non ci fermeremo nemmeno adesso che è uscito il disco e riparte un altro tour.
Nel frattempo sto scrivendo cose nuove, ovviamente ho sempre l’esigenza di scrivere, è una cosa fisiologica, pensiamo già al nuovo disco.
In più oltre ai live c’è stato anche un mini tour chiamato Anteprova Tour.

Moseek

Come nasce l’Anteprova Tour?
Un nome un po’ particolare con un senso altrettanto unico: durante il tour, nel momento in cui dovevamo selezionare il singolo per il nuovo album, ci siamo detti “facciamolo scegliere al pubblico”. Quindi abbiamo organizzato questo mini tour in cui le persone presenti ai concerti hanno ascoltato in anteprima i pezzi del nuovo disco e tramite WhatsApp ci hanno mandato milioni di messaggini con la classifica delle loro preferenze.
Tirate le somme Venice and Paris era presente in molte di queste classifiche, ci siamo detti “piace anche a noi” e l’abbiamo scelta.
Finito il mini tour, due giorni dopo, siamo andati a Padova e abbiamo girato il videoclip.

Come avete vissuto questa connessione diretta con i vostri fan sui social?
A noi non è sembrato vero avere così tante persone che ci scrivevano, che commentavano i nostri lavori. Alla fine è diventata una cosa che ci piace fare e dobbiamo ringraziare tutte queste persone che ci dicono così tante cose positive. È uno spunto per continuare a fare quello che facciamo e una sorta di ringraziamento per le persone che ci portano avanti. Anche perché se suoniamo è perché ci sono le persone che ci richiedono, quindi è una fortuna per noi, non certo una cosa invadente.

Siete nuovamente al Quirinetta qui a Roma. Come mai la scelta di un teatro e nello specifico di tornare in questo?
Ci sembra un po’ casa questo posto. Ci rispecchiamo in come è fatto: ha grande modernità per i suoi concerti e ha questo retrogusto un po’ retro, un po’ “vittoria”. Ci rispecchia, noi facciamo pezzi moderni ma il gusto per il cantautorato c’è.
Molti nostri pezzi nascono voce e piano, o voce e chitarra, quindi lo sguardo malinconico al passato comunque c’è, io stessa sono così. Ci piace proprio, lo viviamo come un posto che su Roma diventa la nostra casa musicale.

Elisa, Fabio, Davide, Siete tre persone all’apparenza diverse, una band formata da due strumenti forti, direi maschili, capitanata da una frontwoman. Tolta la maschera del palcoscenico chi sono realmente i Moseek? Qual è il segreto?
Siamo come le anime gemelle che stanno insieme tutta una vita, abbiamo un equilibrio spontaneo. La viviamo come una vera e propria fortuna.
Con Davide ci conosciamo dal 2008, e dal 28 febbraio 2008, che è stata la prima prova fatta insieme, c’è stata subito una grandissima affinità. Quando poi abbiamo conosciuto Fabio abbiamo detto “il cerchio si è chiuso” e fin dalla prima prova anche per Fabio è stato così.
Ovviamente come tutti i grandi rapporti va coltivato, stiamo sempre insieme quindi si rispettano l’equilibrio e l’armonia che ci sono.
Sono sei anni che lavoriamo e viviamo insieme e sì, siamo una famiglia, ma ovviamente abbiamo anche il nostro lavoro da gestire. Dividendo i compiti e rispettando le persone che siamo, l’equilibrio è perpetuo e si porta avanti da solo.
Abbiamo tanti amici con band miste e spesso litigano, quindi ci riteniamo una sorta di perla rara.
L’equilibrio oltre al livello personale è anche al livello musicale. Bisogna essere in grado di gestire anche la parte professionale, noi prima facevamo tutto da soli ed era una fatica immensa, perché è veramente un lavoro che ti porta a pensare solo a quello. Essendo sia passione che lavoro è inevitabile.
Quando hai a che fare con l’arte, che è anche il tuo lavoro, essa diventa necessariamente la tua vita. Convivere in tre, in questa cosa, è difficile ma viviamo bene le cose che facciamo.

Ti è mai venuta in mente la frase “ok questo pezzo è perfetto così”? Nel senso “ho scritto quella canzone così come la volevo, così come l’avevo in mente”.
In verità tutte le canzoni che ho portato fino ad ora sono state approvate. Prima di presentarle ai ragazzi faccio una scrematura di mio. Voglio evitare brutte figure davanti a loro, sono i miei giudici, è sempre importante il loro giudizio.
Poi l’arrangiamento è sempre in divenire, dopo che scrivi e suoni un pezzo per un bel po’ di tempo c’è sempre la necessità di cambiarlo.

MoseekNel 2012 è uscito Yes Week-End, nel 2013 Leaf, 2015 X-Factor con annesso disco Moseek, 2016 Gold People. State lavorando a tamburo battente. Come siete cambiati attraverso la musica?
La musica è fisiologica, quando scrivo una canzone lo faccio in un determinato modo perché in quel momento sto vivendo quel modo in cui sento di esprimermi. Necessariamente si cambia. Quattro anni fa ero diversa, anche gli ascolti che facevo erano diversi, e scrivevo cose diverse. Quindi Yes Week-end e Leaf, che è una ristampa di Yes Week-end, sono molto differenti da ciò che ho scritto l’anno scorso.
Sono cambiata io stessa, Davide e Fabio sono cambiati. A livello prettamente musicale c’è stata un’evoluzione perché dietro c’è stato uno studio di tutta quella componente elettronica che è stata affinata nel corso del tempo.
Per Gold People ci siamo affidati a un produttore completamente diverso che si chiama Meid, che è un giovane prodigio che ci ha aiutato a limare tutto quello che avevamo da dire, pur essendo un disco ricco di suoni.
Adesso per le cose scritte dopo Gold People tendiamo ad asciugare il nostro suono. L’evoluzione è necessaria. Non penso mai che fare un disco diverso dal solito sia male. Dietro queste scelte non c’è una strategia di vendita, c’è quello che amo fare.
Quindi dopo X-Factor sono cambiate un po’ di cose: Fausto Cogliati, che è stato il producer di Elliot e che ci ha seguito durante il talent, è stato il mentore e l’insegnante più importante che abbiamo avuto. Ci ha dato tanti consigli che ci hanno permesso di rimettere le mani su determinate cose del passato. Dopo averlo conosciuto ho scritto tante cose che in parte sono presenti in Gold People.

Parliamo del nuovo disco Gold People. Come nasce? Sono autobiografiche le tracce?
Alcune storie raccontate non mi riguardano in prima persona, riguardano delle persone a me vicine. Non sono storie inventate.
A livello strutturale il disco era già pronto prima di entrare a X-Factor. Senza il talent l’avremmo pubblicato su per giù ad Aprile scorso. Poi abbiamo iniziato le selezioni e abbiamo aspettato.
Due giorni prima dell’entrata nel loft avevamo finito le registrazioni. Poi abbiamo conosciuto Fausto Cogliati, io ho scritto nuovi pezzi e alla fine avevamo l’esigenza di mettere qualcosa di nuovo. Abbiamo rimesso mano a un po’ di cose del disco e abbiamo inserito nuovi pezzi.

Ascoltando i vostri pezzi mi vengono in mente artisti e musicalità molto lontane dall’Italia. Penso a qualche richiamo a Bjork, ai The Knife o ai Royskopp. Quali sono i vostri modelli di riferimento?
Adoro sia Bjork che i Royskopp che i The Knife. Alle selezioni di X-Factor avevamo pensato di portare Heartbeats dei The Knife o anche What else is there dei Royskopp.
L’ascolto di questo tipo di scena musicale ci influenza. Poi io sono di parte per tutto ciò che riguarda la voce femminile, anche nei Royskopp preferisco le canzoni cantate con voci femminili tra tutte le collaborazioni che hanno fatto.
Quindi sicuramente gli ascolti che facciamo sono una componente molto importante per la produzione dei suoni.

Qual è la voce femminile che ti piace di più?
Skin è la cantante che adoro da quando sono piccola. Conosco tutti i dischi che ha fatto, le so tutte. Skin e poi Bjork, Florence and the Machine, Adele. Tutto quello che è cantante donna.

Secondo te perché non spopolano così tanto in Italia questi gruppi? Perchè manca un genere come quello che fate voi?
Secondo me manca non tanto perché non piaccia alla gente, ma perché non è stato mai veicolato dalle etichette discografiche.
Manca un interesse di andare a proporre un determinato tipo di musica. Anche perché la gente in Italia non è vero che non va ai concerti, che non ascolta musica. Non si spiegherebbe San Siro sold out.
Sono contraria al pensiero comune che gli italiani non capiscano niente di musica, diciamo che quello che viene proposto per quel che riguarda il settore mainstream è di un certo tipo. Però stiamo vedendo che c’è spazio per altro. Lavorare a un progetto come il nostro richiede più tempo rispetto a uno iperpop italiano.

Una provocazione: cosa non avete mai avuto il coraggio di fare e invece vorreste fare?
A livello personale tutto ciò che è sport estremo: paracadutismo, bunging jumping, ecc.
Di cose estreme ne faccio altre nella vita ma non sono estreme per le persone normali. Cose estreme sono non avere un giorno libero da tre anni, tranne Natale. Per me sono estreme perché quando le persone sanno della mia vita mi chiedono come faccia. Da quando abbiamo finito di registrare il disco, da dicembre a oggi, non c’è stata una giornata libera. Venendo da Velletri ci vogliono due ore di viaggio, sono spesso tornata alle tre di notte, ho dormito in studio. Per alcune persone questi sono sport estremi.

Moseek

Il nome del disco è emblematico. Chi sono per i Moseek le persone d’oro?
Per risponderti ti riporto al momento in cui abbiamo detto chiamiamolo Gold People. Era l’anno scorso, il disco doveva uscire l’anno scorso, e già avevamo in mente di dedicare tutto quello che stavamo facendo a delle persone che per noi sono importanti. Oltre a quelle che conosciamo materialmente anche, in un’ottica di speranza e ottimismo, a quelle che avrebbero potuto ascoltare il nostro disco.
Il disco stesso racconta i fatti di molta gente, i miei e delle persone d’oro che mi circondano, quindi in primis sono le persone stesse delle canzoni quelle cui dedichiamo il disco. Poi era anche un modo di prefigurarsi ciò che sarebbe successo, ci piaceva l’idea di dedicarlo a quelle persone che ci seguono e ci sostengono.
Essendo aumentato il numero di follower è una sorta di ottimismo adesso per poi poter diventare ancora più ottimisti di quello che siamo. Ci era sembrato proprio il titolo adatto per le persone che ci hanno aiutato, quelle d’oro.
Oltretutto lo stesso oro è un richiamo alla scenografia dei nostri concerti, noi stessi la curiamo insieme alle luci. Tutto quello che luccica ci piace metterlo sul palco. Ci piace quando si capisce che sprizziamo gioia da tutti i pori.

Siete passati in radio e in televisione. A piazza Trilussa a Roma vi ha seguito Studio Aperto. Come nasce questa idea di suonare in una piazza così importante?
Si abbiamo suonato Venice and Paris a piazza Trilussa. È stata un’interazione con il nostro ufficio stampa. Devi pensare che ci piace fare qualsiasi cosa sia sopra le righe. Si è visto anche a X-Factor, altrimenti non avremmo suonato sopra una bilancia enorme. Più sono cose particolari e più ci inviti a nozze.

Pensando al futuro, dove ti vedi tra dieci anni? Avete un sogno da tirare fuori dal cassetto?
Non mi riesco a vedere in nessun altro modo se non musicista, autrice. Spero di confermare questa cosa. Non mi vedo altrove. Anche perché il musicista non ha un luogo di lavoro, hai la possibilità di essere concreto senza la concretezza intorno a livello di mura. In qualunque posto del mondo ma mi vedo come sono adesso, con i Moseek.

Comments

comments