Suono pulito sicuramente in stile con il bellissimo pop rock italiano che dagli anni ’90 in poi ha davvero educato generazioni in un equilibrio tra controcultura, rivoluzione e main stream. Loro sono i 10 HP, arrivati anche in una finalissima ad un Festival di Sanremo, giusto per celebrare proprio questo confine che c’è tra musica popolare e indipendente. Oggi escono con un nuovo disco interessante, semplice, pulito, dannatamente pop, sfacciatamente rock: “Mantide” ha dentro la sottilissima bellezza del grande tradizione di ferro e di romanticismo in cui, scusate l’arroganza, noi italiani siamo maestri. Mancano ancora forti melodie a contorno, ma la ciccia suona bene e ha bei contorni. Niente di nuovo sotto al sole, ma finalmente tanto di sincero… il che ormai è cosa rara da vedere e da ascoltare.

Noi parliamo di rock. E non tanto per riferisci solo al genere quanto invece per parlare di un certo modo di fare e pensare alla musica. Dunque “Mantide” quanto rock ha tra le sue vene?
È sempre difficile riuscire a definire il proprio lavoro, ma crediamo che sia un album rock con evidenti sfaccettature pop.
Sicuramente c’è del rock anche nei testi, l’amore, le passioni, i viaggi di cui si parla sono quasi sempre contrastanti e tormentati.

E il vostro rock a cosa attinge? L’Italia e la scena degli anni ’70-’80 sembra lontana…
Abbiamo gusti diversi in materia musicale, chi è legato più al grunge, chi al rock progressivo, chi al blues, però credo che i Police siano a livello internazionale per tutti e 3 una grande fonte di ispirazione, senza dimenticare una certa passione per gli italici Bluvertigo e per il Maestro Franco Battiato.

Elettronica? Come vi rapportate a questo ingranaggio ormai divenuto quotidiano?
Abbiamo un uso molto limitato dell’elettronica, programmazioni realizzate durante la pre produzione dell’album.Se riteniamo che il brano renda di più con un pizzico di synth allora lo inseriamo, ma cerchiamo di limitarne l’uso, in fondo siamo un power trio (chitarra, basso e batteria).

La Sicilia, che in genere pensiamo essere poco rock… come vi contamina?
Effettivamente non abbiamo un sound tipicamente siculo.
La Sicilia ha avuto una sua intensa stagione rock negli anni ‘90, forse noi viaggiamo un po’ controcorrente.

Anche il vostro primo video – e in qualche modo anche l’ultimo – ricalcano un certo cliché del videoclip italiano… non è così?
Sicuramente il primo video, “Mantide”, ha una sua collocazione tra i classici videoclip da band.
Il secondo, “Figli della luna”, non è poi così diffuso come stile.Il suo racconto in stop motion aggiunge ulteriore significato al testo, creando una storia parallela dotata di una sua autonomia.

La musica italiana secondo voi? Che direzione prende? E lo chiedo a chi come voi guarda spesso al passato…
Crediamo ci sia molto fermento, anche se per il rock non sembra sia un periodo roseo, però noi siamo indissolubilmente legati al rock e continueremo a farlo.Se facessimo trap non saremmo credibili.Crediamo sia importante assecondare la propria indole musicale, lasciarsi contaminare, ma non snaturarsi.

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