L’atmosfera è quella di un grande centro sociale in cui ogni artista suona liberamente come se fosse in mezzo a un gruppo di amici di vecchia data; e quando non è sul palco beve una birra in compagnia mentre scambia due chiacchiere.

Questo il clima il 13 marzo, in occasione del primo Woodworm Festival, una rassegna organizzata da Woodworm che ha visto esibirsi sei band su due diversi palchi allestiti nelle due sale del Circolo degli Artisti, locale che non delude mai tanto per l’originalità e la riuscita degli eventi che ospita quanto per l’aspetto tecnico ed organizzativo.

La prima band a salire sul palco sono i Bachi da Pietra, un duo formato da Giovanni Succi (voce e chitarra) e Bruno Dorella (batteria). Il concerto si svolge sul palco B e già delinea l’elevato standard di qualità musicale della serata.

Voce graffiante e profonda, chitarra elettrica e batteria minimal, composta solo da rullante e timpano ma da cui si ricava il sound di un set completo.

Sonorità ermetiche e soffuse, ma che a volte esplodono inaspettatamente, con momenti musicali aggressivi, energici. Un primo concerto che già basterebbe a far considerare la serata pienamente riuscita.

Ma poi ce ne sono altri cinque. Ci si sposta sul palco A, nella sala principale dove inizia a suonare The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik, una band che fonde elettronica e rock concedendosi anche a sonorità etniche. Una band sfrenata, dal sound disorientante e adrenalinico.

Il momento più coinvolgente è quando il cantante scende in mezzo al pubblico per l’ultima canzone con il timpano della batteria.

 

Si torna di nuovo al palco B e l’atmosfera cambia totalmente. Le sonorità si tingono di acustico e il clima diventa trasognante. A suonare Umberto Maria Giardini, una band che crea un’atmosfera molto vintage. Sonorità psichedeliche ed indie allo stesso tempo, che si rifanno anche al cantautorato d’altri tempi. Testi enigmatici ed impressionisti, che catturano un’emozione, da notti tiepide d’estate.

Ci si sposta di nuovo al palco A che è pervaso di musica quasi totalmente strumentale. Un rock sperimentale, caratterizzato da sonorità elettroniche e distorcenti. Sono i Julie’s Haircut, una band dal sound originale, che valorizza la musica in quanto tale e con un basso che toglie il fiato.

Di nuovo palco B e questa volta ad esibirsi Bologna Violenta, un progetto musicale Nicola Manzan, che presenta il suo nuovo tour Uno Bianca. Un’esibizione a metà fra impegno sociale e performance musicale, dove la musica segue l’andamento e gli umori delle immagini proiettate e che raccontano vicende tratte dalla storia italiana. Un momento di un certo livello che preannuncia un interessante tour.

 

L’ultima esibizione è quella dei Fast Animals and Slow Kids, una band formata da Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti. Li avevamo già incontrati in apertura al concerto de I Ministri e, come allora, hanno offerto un live di quelli che non si dimenticano facilmente. Nonostante il cantante avesse un braccio al collo, ha tenuto il palco con il carisma e il pizzico di follia che lo contraddistinguono. Un concerto che ha visto un forte coinvolgimento del pubblico e tecnicamente impeccabile. Stupisce come, nonostante l’infortunio, il cantante si sia ugualmente cimentato in un breve stage diving.

Una serata che è stata un altalena di emozioni diverse. Indubbia la riuscita dell’evento, sia in termini di pubblico che in termini di qualità delle performance.

Se questo è il primoWoodworm Festival, già aspettiamo impazienti il secondo.

Si ringrazia WOODWORM e il Circolo degli Artisti per la gentile ospitalità

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