Il Barone VonDatty sforna un disco notturno, noir, capace solo (si fa per dire) di seminare visioni e sospensioni, di riflessioni sicuramente. Un disco che scivola contro ogni aspettativa mossa dalle tonalità scure con cui si presenta sin dai titoli – solo il titolo di tutto il disco ad esempio è “Ninnenanne” ci lascia pensare ad altro. L’ascolto non delude. Ma stupisce. Psichedelia composta, elettronica e canzone d’autore che si fa raffinata nel design più che nel vocabolario che comunque non lascia adagiarsi in banali soluzioni. Ci piace il piglio metropolitano, ci piace la voce staccata dal mix, ci piace quel sentore di polvere e di sperimentazione ma più di ogni altra cosa ci piace quel modo di essere “spregiudicato” e poco attento alle mode. Sono questi i dischi che ci piacciono. Personalità che gronda. Forse il più popolare degli esercizi è proprio questo singolo e questo video dal titolo “Non credere ai fiori”. Ma questi sono solo dettagli. Gran bel sound VonDatty:

Un disco che inizia “sulla terra” e poi sprofonda “sotto terra”. Che significato ha?
Il significato è abbastanza elementare a mio parere, “sulla terra” sta a significare il riaffiorare di alcune sensazioni personali che man mano vengono fuori con tutte le canzoni del disco fino a tornare nascoste, “sotto terra”. Non credo nelle opere che hanno un valore “terapeutico” sull’artista, il mio disco è esclusivamente un’espressione di un determinato momento della mia vita che comunque, dato che ho deciso di metterlo nero su bianco su di un’opera, mi hA evidentemente segnato e mi resterà dentro.

Cosa rappresenta per te il sonno, la ninnananna, il lato noir del giorno?
Non so cosa voglia significare l’espressione “lato noir del giorno”, il sonno sicuramente rappresenta una mancanza, dato che non riesco quasi mai a dormire come e quanto vorrei. La ninna nanna è sicuramente una delle più antiche forme di canzone mai esistite, quindi rappresenta una parte storicamente fondamentale del mio interesse più grandee, le canzoni.

Parafrasando il titolo del singolo nuovo “Non credere ai fiori”: torna forte il concetto di maschere sociali, di finzione, di emozioni strumentalizzate?
“Non credere ai fiori” è una canzone di disincanto. I fiori sono un “simbolo” di ciò che può risultare rassicurante, specie in amore, è un testo molto cattivo secondo me, dopo averla scritta mi sono reso conto di come potesse in qualche modo rappresentare il seguito di un brano del disco precedente, “Il fantasma della porta accanto”, le immagini che hai individuato sono abbastanza giuste, ma non ho mai dato una grande valenza sociale alle mie canzoni, non credo di essere in grado di poter parlare a nome di più persone. Già è difficile parlare di me.

Timida “sperimentazione” con i suoni e con gli arrangiamenti. Perchè non ti sei spinto oltre? Sento come se ti sei “frenato” per paura di non osare…
Sinceramente non sono molto d’accordo con la tua affermazione, anzi per niente. Per me è stato un notevole passo in avanti sia sotto il punto di vista del messaggio dei testi, che pur sembrando più diretto del solito nasconde immagini e interpretazioni molto differenti e se vogliamo “ermetiche”, sia sotto il punto di vista musicale, con suoni decisamente più moderni (grazie al preziosissimo apporto di Fabio Martini, produttore artistico del disco, insieme a me), un utilizzo più importante del pianoforte fin dalla scrittura delle canzoni, una dose di groove più accentuata che in passato e molti altri colori ed elementi che per me erano una novità. Ho messo la sincerità davanti a tutti, evitando qualsiasi esercizio di stile e cercando di rispettare il più possibile la mia scrittura.

Da poco sono uscite le candidature al Tenco: una tua riflessione in merito?
Non ho letto ancora tutte le candidature e ho avuto poco tempo quest’anno per concentrarmi sulle uscite italiane, sinceramente faccio il tifo per Edda perché gli voglio un gran bene come persona e il suo disco è bellissimo, lo stesso vale per Paolo Benvegnù.

– E quindi chiudiamola così: un commento di VonDatty alla mia riflessione. Si suona per essere ma non per apparire…ma tutti vogliono apparire e non essere…
5) Non so se sia davvero così, io credo di non essermi mai messo a nudo come questa volta, credo che la voglia di apparire sia frutto di una grande insoddisfazione e di una grande insicurezza di fondo, la linea che divide la musica dall’intrattenimento al giorno d’oggi è sempre più sottile, purtroppo e questo a volte favorisce la voglia di apparire e di improvvisarsi in cose che non competono.

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