Vinicio Capossela torna, a quattro anni di distanza, portando nella Piazza del Popolo di Orvieto il suo Combat Folk. Non si tratta di un vero e proprio tour inteso come serie di date che si ripetono, quanto piuttosto di uno degli Atti unici e qualche rivincita (di cui hanno fatto parte anche Ripescia, Carpino, Guardiagrele e, ovviamente, Calitri), concerti all’aperto in contesti dedicati al folk e alla terra, come appunto l’Umbria Folk Festival, incentrato ancora sulle Canzoni della Cupa (dopo i due tour nelle varianti Polvere, all’aperto e Ombra, al chiuso), oltre a pescare nel passato, con gioielli come Pena dell’anima, Il ballo di San Vito, e una meravigliosa Signora Luna (a completare un trio selenico con la “luna” sulla torre e quella vera, anche se solo mezza, in cielo).
I concerti di Capossela sono sempre difficili da raccontare: hanno qualcosa di indefinibile ma che, nel nostro inconscio, dev’essere ben presente. Evocano una storia dimenticata, quanto ancora viva in noi, richiamano vibrazioni ed energia dal cielo e (ancora più) dalla terra. Emozioni che sfuggono alle parole ma che ben conosce chi le ha già vissute. Il concerto finisce, Capossela saluta, l’emozione resta, per lasciare piano piano posto al desiderio che arrivi presto una nuova occasione. Ciao Vinicio, grazie.

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