Ancor più del temporalesco concerto perugino dello scorso agosto nella versione Polvere del tour,  quello nella variante OmbraCanzoni della Cupa (e altri spaventi), non poteva non toccare proprio la regione che da questa trae il proprio nome. Ed ecco quindi Vinicio Capossela (che con l’Umbria ha un legame particolare, soprattutto in virtù della storica amicizia con lo scomparso promoter Sergio Piazzoli), in una data umbra (manco a dirlo sold-out al Teatro Lyrick di Assisi) del suo tour nell’adattamento concepito per il chiuso dei teatri.

È troppo difficile, e sarebbe forse anche ingiusto, cercare di raccontare con una narrazione lineare un concerto che è un turbinare di incalzanti ritmi pagani ed atmosfere ancestrali; un’orgia visiva in cui l’artista abbandona, almeno in parte, le luci caravaggesche di Polvere a favore di volteggianti ombre cinesi, inquietanti e oscure silhouette, riflessi di specchi rotti che danzano agitati dal vento. Un concerto in cui musica e narrazione si miscelano e alternano in un fluire onirico, in cui la voce di Capossela ipnotizza, i suoni del theremin ondeggiano impalpabili mentre il tamburo scuote le viscere. Un sogno in cui la realtà, se ne esiste una, si fonde con l’ombra e le ombre fra loro; minotauri e bestie nel grano, spighe e piume, uccelli-sciamano e forme brigantesche, polvere di fata e neri veli da sposa che si pongono ad ingannare l’occhio del pubblico. Insomma un concerto da ascoltare, ma anche da guardare e, soprattutto, da cui lasciarsi rapire e trasportare tra paganità contadina e misticismo (con l’artista che cita San Francesco e il Cantico delle creature in Perfetta Letizia), tra la grecità delle atmosfere omeriche e delle sonorità rebetiche (con una Scivola vai via da fermare il respiro) e l’Italia dei paesi (quella “al centro delle Canzoni della cupa”), tra ombre e colori.

Sul palco, con Capossela (per lo più “nascosto dietro il riparo” del pianoforte verticale), sei “uomini neri”: Giovannangelo De Gennaro (viella, aulofoni, strumenti antichi), Glauco Zuppiroli (basso), Peppe Leone (tamburi, mandolino, violino agricolo), Alessandro “Asso” Stefana (armonio e campionatori), Edoardo De Angelis (violino, “lo strumento del demonio”), Vincenzo Vasi (theremin, “lo strumento che fa suonare l’aria” e sorgenti sonore varie).

Scaletta:

Le creature della Cupa / Scorza di mulo / Il pumminale / Maddalena la castellana / La notte di San Giovanni / L’angelo della luce / La bestia nel grano / Brucia Troia / Dimmi Tiresia / Le sirene / Parla piano / Fatalità / Modì / Il corvo torvo / Scivola vai via / Marajà / Sonetti-Pena de l’alma / Pettarossa / Lo sposalizio di Maloservizio / Il lutto della sposa / Il treno / Il ballo di San Vito // (encore) Che coss’è l’amor / Non  è l’amore che va via / Perfetta letizia (con la partecipazione di Gabriele Russo) / Stanco e perduto / Camminante

Comments

comments