Il gruppo folk rock The Lumineers arriva sul palco dell’Auditorium parco della musica di Roma la sera del 10 luglio 2017 con il Cleopatra World Tour, legato all’ultimo album del 2016, nell’ambito del Viteculture Festival 2017.

Il gruppo di solito è formato da Wesley Keith Schultz (voce, chitarra e piano), Jeremiah Caleb Fraites (batteria, percussioni, mandolino, voce, cori, glockenspiel) e  Neyla Pekarek  (violoncello, pianoforte, voce, basso, mandolino), ma per le date live si arricchisce di due componenti: Stelth Ulvang (piano, fisarmonica, mandolino, tromba, trombone, contrabbasso, flauto, batteria, banjo, clarinetto, chitarra, glockenspiel, cori) e Byron Isaacs (basso, cori).

Già leggere la lista dei tanti strumenti suonati dai componenti del gruppo può dare un’idea dello spettacolo a cui si assiste una volta che i The Lumineers salgono sul palco e della complessità del suono che riescono a creare.

Nonostante ciò, la sensazione durante tutto il concerto è quella di essere davanti a qualcosa di molto semplice, inteso nell’accezione migliore del termine.

Semplice nel senso di armonico, naturalmente bello perché il grande pregio dei The Lumineers è proprio quello di essere di una genuinità disarmante, che sa conquistarti spontaneamente.

Genuini come sanno esserlo con il pubblico con cui creano un rapporto di immediata vicinanza che li porterà ad eseguire due brani – Dead Sea e Darlene – con la voce non amplificata, solo urlata alla platea dell’Auditorium parco della musica.

E l’alchimia creata si manifesta in molte occasioni. Come quando, ad esempio, fin dal primo brano il pubblico fatica a rimanere seduto e, senza neanche arrivare al terzo, sono già in molti ad essere sotto al palco.

Come quando il gruppo esegue il brano Ho Hey senza microfono e la voce del cantante viene sostituita dal pubblico, che urla la canzone a pieni polmoni, andando perfettamente a tempo e – per fare una citazione di una canzone di Brunori Sas che mi piace molto – “come se cinquemila voci diventassero una sola”.

Ma anche come quando sulle ballad del repertorio della band si accendono automaticamente le luci dei cellulari, come un mare di tante piccole stelle che illuminano la notte romana.

Ancora, infine, come quando il cantante scende tra il pubblico e comincia a passeggiare tranquillamente tra i tanti fan, continuando a cantare dalla platea.

Non è tutto: durante il concerto i tanti suoni dal palco si incastrano tutti perfettamente e i componenti della band diventano una sorta di “strumento umano” perché ogni parte del loro corpo – dalle mani che pizzicano le corde ai piedi che battono a terra per dare ritmo – è utilizzata per fare musica, in un suono che sa essere energia ed intimità allo stesso tempo.

E infatti i The Lumineers sono proprio questo: scarica elettrica e carezza sul viso, pugno nello stomaco e abbraccio affettuoso, in un connubio che contiene una specie di ossimoro e che in qualche modo non perde la dolcezza anche quando diventa forza dirompente.

Per tutta questa serie di motivi, il concerto dei The Lumineers è lo spettacolo che nessuno dovrebbe perdersi, soprattutto chi ama la buona musica, vera ed intensa. Quella che in qualche modo un sorriso te lo strappa e che ti rimane addosso per diverse ore dopo il concerto.

Scaletta concerto The Lumineers – Auditorium Parco della Musica

Sleep On The Floor
Flowers In Your Hair
Dead Sea
Darlene
Ho Hey
Cleopatra
Subterranean homesick blues (cover Bob Dylan)
Angela
Ophelia
Big Parade
Gun Song
Slow It Down
My Eyes

Encore:
Long Way From Home
Submarines
Stubborn Love

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