Siamo andati al Dancity Festival di Foligno attratti dal concerto di un gruppo che ha contribuito a scrivere la storia della musica: i Tangerine Dream. Il gruppo tedesco che alla fine degli anni ’60 ha cominciato a spostare sempre più avanti la frontiera dell’innovazione e della sperimentazione, passando dall’essere la realtà più significativa del cosiddetto krautrock al rappresentare uno dei gruppi più influenti della musica moderna (soprattutto di quella elettronica, tecnologica e new age, della quale possono essere considerati ispiratori e innovatori). Ma di questo vi racconteremo dopo.
Vale la pena infatti cominciare presentando il festival. Il Dancity Festival è una realtà giovane, innovativa e coraggiosa che offre una proposta che si differenzia, per modi e contenuti, dalla stragrande maggioranza dei festival musicali del nostro paese. Il programma, nei 3 giorni (dal 24 al 26 agosto) ha avuto un palinsesto molto ricco, con concerti live, eventi e dj set con inizio dalle 17 alle 04 e non nasconde di essere incentrato sull’innovazione e sulla sperimentazione, ma anche con occhio alle rivolto alle radici. Ed è proprio in quest’ottica che si inseriscono il concerto (in esclusiva italiana 2018) dei Tangerine Dream, headliner del festival, e l’interessantissimo Quadriphonic Live di Suzanne Ciani (pioniera dell’uso del sintetizzatore e della musica elettronica, new age e di avanguardia).
Ma veniamo, finalmente, al concerto dei Tangerine Dream, o meglio al concerto della loro musica. Sì perché il gruppo non ha avuto, nel tempo, una vera e propria formazione, quanto una moltitudine di musicisti che sono ruotati attorno alla figura perno del fondatore e leader Edgar Froese, scomparso però nel 2015 e in omaggio al quale vanno interpretati il nuovo album (Quantum Gate, del 2017) e l’attuale tour. È stato quindi con un minimo di perplessità che ci siamo accostati al concerto di una formazione (Ulrich Schnauss, Thorsten Quaeschnin e Hoshiko Yamane) in cui mancava proprio l’unico elemento storico. Una perplessità, però, che si è rivelata immotivata ed è subito svanita non appena i sintetizzatori e gli altri strumenti hanno cominciato a inondare l’ambiente della musica “cosmica” e delle atmosfere “ipnotiche” tipiche della musica del gruppo, rinforzate a tratti da incalzanti ritmi tecno. Schnauss, Quaeschnin e Yamane, seppure “orfani” del guru Froese, hanno infatti regalato al pubblico due ore e mezza di bellissimo concerto (che forse ha toccato il suo punto più alto col capolavoro Stratosfear), con una qualità musicale che non è frequente ascoltare. Non si può poi non spendere poche parole per rendere il doveroso riconoscimento alle bellissime proiezioni che per tutta la durata del concerto hanno contribuito a realizzarne la magia. Si è trattato infatti di un flusso continuo, serrato e costantemente mutevole di immagini, nel quale ogni fotogramma avrebbe meritato, da solo, una visione attenta. Dancity Festival ha quindi fatto centro col concerto dei Tangerine Dream, un gruppo la cui musica ha dato prova di risultare ancor oggi, nonostante siano trascorsi vari decenni dalla sua creazione, profondamente innovativa.
Ad aprire il concerto degli headliner era stato il duo Burnt Friedman & Mohammad Reza Mortazavi.

SETLIST:
01 Monolight
02 Sorcerer’s Theme
03 Identity proven matrix
04 It’s time to leave when everyone is dancing
05 Dolphin Dance
06 Tangram
07 Genesis of precious thought
08 Roll the seven twice
09 Love on a real train
10 Darkness veiling the night
11 Yellowstone
12 Stratosfear
13 Session

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