Andare a vedere qualcuno che indubbiamente proviene dall’Olimpo del Rock è sempre un’esperienza che da tanto ma spesso porta con sé anche un carico di aspettative che non sempre è facile soddisfare. Steven Tyler è icona di eccesso, di successo, a modo suo anche di stile, ma è più di tutto il leader degli Aerosmith, per questo vederlo accompagnato da un’altra band anche se di tutto rispetto per il il curriculum dei suoi componenti, The Loving Mary Band, e con una scaletta che comunque principalmente riguarda i cavalli di battaglia della sua famosa carriera ha uno strano effetto nel contesto generale.

Per quanto quindi i musicisti fossero ben preparata e sicuramente intenzionati a divertirsi, l’ovvia consapevolezza generale è che la stella quella sera è stata una ed una soltanto, non sono servite entrate trionfali, è bastato partire con l’intro di Sweet Emotion per far sì che i posti assegnati nel parterre diventassero poggiapiedi per la gente che è corsa sotto al palco a viversi il concerto comme il faut, al cospetto di Steven Tyler e del suo fisico sprezzante dei 70 anni in circolo nelle sue vene.

In situazioni come queste allora meglio uscire dal dominio dell’oggettività e chiedersi come lo show sia stato percepito da ogni persona presente. Il fan assoluto avrà pensato che sia stato un concerto magnifico, il fan medio tutto sommato si sarà risentito qualche bel classicone e con la luna in eclissi di sicuro avrà avuto la sensazione di passare una serata ancora più speciale, il fan rompiscatole (per esempio me) avrà storto la bocca di fronte alla mancanza di senso dello spettacolo, la cui scenografia nuda non è stata rilevante quanto l’assenza di un percorso significativo che la scaletta avrebbe potuto avere, ma tornerà comunque a casa col cuore pieno di felicità è perché il fascino di Mr Tyler rimane indiscutibile. Risultato generale dunque ok, ma con una raccomandazione per chi non avesse visto gli Aerosmith durante i bei tempi, questi artisti dovrebbero essere immortali ma non lo sono, andate a vederli perché magari non saranno al loro apice ma hanno energia da vendere e soprattutto il fascino che emanano rimane comunque un’esperienza positiva da vivere.

In apertura il duo al femminile The Sisterhood ha portato un po’ di sana polvere country nella calda estate romana, nonchè un fascino molto gradevole che forse per una delle due discende direttamente dal dna del padre Rod Stewart… insomma diciamo che in generale venerdì sera su quel palco si sono avvicendate persone con geni celestiali, magari complice l’eclissi qualcosa si è trasferito anche su di noi!

 

LA SETLIST:

 

  1. Sweet Emotion
  2. Cryin’
  3. I’m Down / Oh! Darling
  4. Come Together
  5. Rattlesnake Shake
  6. Jaded
  7. Only Heaven
  8. Pink
  9. Piece of My Heart
  10. We’re All Somebody From Somewhere
  11. Livin’ on the Edge
  12. Janie’s Got a Gun
  13. Home Tonight / Dream On
  14. Train Kept A-Rollin’
  15. Walk This Way
  16. Whole Lotta Love

 

 

 

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