SEAN PAUL

Alvaro Soler

Postepay Sound Parco Gondar – Gallipoli

 

Il Parco Gondar è un meraviglioso contenitore che dà vita ad uno degli eventi più importanti dell’estate pugliese, il Postepay Sound Parco Gondar, giunto tra l’altro al suo decimo anniversario.

Ci sistemiamo a ridosso del pit, in posizione defilata, più che sufficiente per poter guardare il palco e i maxi schermi e avere una visuale adeguata.

Sono le 22.15 quando sale sul palco Alvaro Soler e la sua band (incredibilmente in anticipo rispetto all’orario prefissato).

Al di là dei gusti musicali (it’s not my cup of tea) bisogna riconoscere ad Alvaro il talento artistico: bella voce, bella presenza scenica, poli strumentista, supportato da un’ottima band. Batteria, basso (bassista stile molto anni 90, alla Pearl Jam), chitarra e percussioni molto solidi. Per gli appassionati, sicuramente un bello spettacolo, che fluttua tra i successi del cantautore spagnolo, fino ad una bella versione de “La Flaca” di Jarabe de Palo.

Fine del concerto di Alvaro Soler, salgono i tecnici per il cambio palco e gli ultimi ritocchi al sound interno al palco stesso. L’attesa  cresce, proporzionalmente al numero dei presenti al Parco Gondar. Le stime a fine serata sono tra le 7000 e le 8000 presenze.

Tutto pronto, anche qui con un po’ di anticipo, i componenti della band salgono sul palco insieme alle due ballerine, le “sexy ladies” del gruppo. Inizia lo spettacolo, un bel colpo d’occhio. Mega schermo in fondo al palco, una bandiera della Giamaica al centro, in cima ad una piccola scalinata. Parte la base, un bel mix tra ritmi tribali, reggaetton, elettronica e voci dub riempite col consueto delay, mentre sullo schermo vengono proiettate immagini di Sean Paul, tra videoclip vecchi e nuovi ed immagini di concerti. Il tutto per un buon 5 minuti fino a quando il ritmo cresce, una voce fuoricampo da la carica al pubblico e conclude presentando l’arrivo imminente di “Sean Paul”!

A questo punto sullo schermo appare solo il nome dell’artista a caratteri cubitali, pochi altri secondi ed eccolo che appare accompagnato dal boato della folla. Jeans e maglietta nera, gilet nero e scintillanti trainers rosse, asciugamano sulla spalla (durante l’intero concerto ne avrà lanciato all’incirca una decina verso il pubblico. La “Sacra Sindone” del Gondar, cimelio ambito dai fan in prima fila).

Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Sean Paul è uno che divora il palco senza risparmiarsi, interagisce col pubblico e dà il massimo. Nelle prime battute del concerto, esibisce subito la famosissima “Get busy“, una delle canzoni più famose che lo ha portato ai vertici delle classifiche mondiali, quel mix vincente tra cultura giamaicana e urban americana che lo ha reso unico.

Sean sfodera il meglio del suo repertorio tra vecchi e nuovi successi, supportato dall’ottima band e dalle movenze sinuose delle due “sexy ladies”. Il pubblico è ai suoi piedi.

Tra i  momenti più interessanti della serata va senz’altro menzionata la salita sul palco di Chi Ching Ching, giovane rapper,  anch’egli Giamaicano, con il quale Sean Paul ha realizzato il featuring del brano “Crick Neck“.

Chi Ching Ching fa aumentare ancor di più il valore del prezzo del biglietto. Sicuramente soldi ben spesi. Questo ragazzo è una bomba atomica sul palco, riesce a far aumentare temperatura ed energia, più di quanto già non lo fosse.

La serata si conclude con il consueto “encore” e coi cannoni posti sotto il palco che sparano coriandoli di carta, inondando il pubblico festante. È stata davvero una gran bella serata.

Nulla da dire, ancora una volta dobbiamo menzionare i gusti musicali. A prescindere da essi, Sean Paul è un artista che vale molto più del prezzo del biglietto, d’altra parte non si vincono premi in tutto il mondo per puro caso.

– report di Josh De Mita

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