I Russian Circles hanno fatto tappa al Monk Club di Roma con il tour dell’ultimo album Guidance, uscito ad agosto dell’anno scorso.

La band di Chicago – formata da Mike Sullivan (chitarra), Brian Cook (basso) e Dave Turncrantz (batteria) – incontra il pubblico italiano per quattro date – oltre a Roma, anche Bologna, Milano e Livorno – e arriva al Monk Club il 2 marzo in una data accompagnata da un pubblico abbastanza nutrito.

Ad aprire la serata, come per il resto del tour, i Cloakroom, un trio proveniente anch’esso dagli Stati Uniti e che inaugura il concerto con il suo post-rock riuscendo a far calare il pubblico in una atmosfera che spazia dal trasognante al rock grintoso, offrendo un’ora abbondante di ottima musica.

Dopo di loro, arrivano i Russian Circles, uno dei gruppi più conosciuti ed apprezzati del panorama post-rock. E infatti il gruppo può contare su un pubblico numeroso e carico, impaziente di immergersi totalmente nella musica della band.

Il concerto inizia delicatamente, con suoni soffusi che accompagnano la platea quasi tenendola per mano, aiutandola a perdersi nella musica del gruppo.

Appena il tempo di lasciarsi andare che la performance esplode tra chitarre potenti e la batteria dal groove che non dà tregua.

Il loro sound investe il pubblico con la sua anima post-metal che emerge spiccatamente caricando l’atmosfera di energia ed adrenalina.

Il loro concerto è paragonabile ad un pugno allo stomaco che arriva all’improvviso e ti costringe a muoverti, che non lascia scampo e che regala ai fan un’energia inaudita.

Sia il gruppo che il pubblico si scaldano e nella luce soffusa, i cuori cominciano a battere al ritmo del groove della band. Non c’è scampo per nessuno e questa è la più grande forza dei Russian Circles: saper essere impeto e dolcezza allo stesso tempo.

Il Monk Club, come al solito, sa offrire una serata all’altezza delle aspettative, con una bella acustica che permette a tutti di godere al massimo della musica offerta dalla band statunitense.

E quando a salire sul palco sono gruppi come i Russian Circles, l’importanza di cogliere ogni accordo e ogni nota, per apprezzarne fine in fondo la forza e la complessità, è prioritaria. E il risultato è un concerto potente, unico e completo, che non lascia dubbi sulla grandezza di questa band.

Setlist concerto:

Asa
Vorel
Deficit
309
Afrika
Harper Lewis
1777
Mota
Mlàdek

Encore:
Youngblood

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