Rossella Aliano si mostra con un piglio decisamente meno folk del solito…anzi direi proprio agli antipodi. Se ascoltassi solo l’ultima traccia dal titolo “Real” di questo suo primo lavoro personale, direi che l’imitazione a Battiato è quasi totale…peraltro le assonanze con “La cura” sono molteplici. Ma oltrepassando i confini della superficialità, direi che questo “Blood Moon” che è tutto in italiano (fatta eccezione per quest’ultimo brano e per sporadiche comparsate testuali, incisi e arrangiamenti), è un disco complesso, fertile e pregno di ispirazione, elettronico sicuramente ma anche molto semplice…ed è questa la cosa che ho apprezzato di più: quel non lanciarsi in cose assurde nonostante la facilità d’uso e le illimitate possibilità. Rossella Aliano dimostra molta onestà con se stessa e ci regala un disco molto lungo e a tratti anche ostico da seguire perchè non si adagia banalmente sulla forma canzone ma costruisce un messaggio testuale ricco, metaforico, mai banale e sicuramente mai immediato. Vi mostriamo “Giuda” il video di lancio di uno dei singoli forse uno dei picchi di maggiore gusto di tutto il gusto…sicuramente uno dei brani più radiofonici anche se come di consueto per tutto l’ascolto si oltrepassano abbondantemente i 3,50 minuti…in questo caso anche i 4.

Il primo grande riferimento che mi viene da evidenziare è con Franco Battiato. Come la vedi questa citazione?
Non sei il primo che accosta “Blood Moon” a Battiato, la cosa mi sorprende, ma non mi dispiace affatto. Ho ascoltato e conosco bene Battiato, ma sicuramente non è stato l’artista che maggiormente mi ha ispirato musicalmente. Forse la cosa che ci accomuna è lo spirito di ricerca, la curiosità e la voglia di trovare pace in questa caotica e grottesca vita sulla terra.

“Blood Moon” perchè a suo modo figlio del Blood Moon Project. Come mai non dare un titolo più evocativo anche in ragione dei tuoi testi assai poco scontati?
È il collettivo Blood Moon project che in realtà è figlio di Blood Moon. Prima sono arrivate le canzoni e poi i ragazzi, i musicisti che mi accompagnano nei Live e con cui ho realizzato il disco; Marco Asero, Salvo La Rocca e Paolo Scuto. Blood Moon vuol dire “eclissi di sangue” ed è un fenomeno rarissimo che succede quando l’ombra della Terra oscura del tutto la luna che diventa rosso sangue perché dalla parte opposta c’è il sole che la illumina. Viviamo in un periodo storico dove ogni cosa bella viene oscurata, appannata, nonostante la nostra luce continui incessantemente a brillare e ad esserci; ma non la vediamo più, vediamo solo la sofferenza e il sangue (in senso metaforico e non) che ne deriva.

Come e perché la tua musica da pop/folk si trasforma in questo modo così radicale?
La trasformazione è stata naturale. Sono cambiata io ed è cambiato il mio modo di scrivere. Mi sono innamorata dell’elettronica, i synth hanno cominciato ad evocarmi tante immagini del mondo contemporaneo ed essendo completamente immersa in questa società ho voluto assecondare queste visioni, usando dei suoni diversi rispetto al passato, perché io sono diversa. Per fortuna resto curiosa, e il cambiamento non mi spaventa, anzi, m’intriga.

Un’altra cosa che noto con stupore e con interesse è l’immagine di te come artista: non si trovano facilmente delle foto, niente canali digitali consueti etc…come mai? Eppure con questo disco sei nel pieno dell’attualità…
C’è il canale you tube, c’è la mia pagina personale su face book e quella del progetto Blood Moon project appunto. Manco da twitter è vero, dovrei averlo? Forse. Ma ad ogni modo mi piace pensare che sia la mia musica a girare, non la mia faccia. A breve l’intero disco verrà pubblicato anche negli store digitali, per il primo mese dall’uscita ho preferito pensare che la gente volesse acquistare il disco fisico e ascoltarlo col libretto dei testi davanti, seduti sul divano, come si faceva una volta, e non di fretta sul web, c’è troppa roba in rete, e l’80% delle cose che ascoltiamo su internet vengono presto dimenticate e rimpiazzate.

Possiamo dire che a suo modo “Blood Moon” racconta la genesi dell’uomo. Come mai questo tema così complesso che forse non basterà un solo disco per sviscerarlo?È vero un disco non basta, forse ci sarà la seconda stagione come per le serie tv! Scherzo… Gli argomenti che si trattano in Blood Moon sono il frutto di tutto quello che ho letto, capito, visto, non potevo scrivere d’altro in questi anni, è stato il mio percorso. “Adam”, il pezzo che apre l’album, prende spunto dalle letture di Z.Sitchin e Biglino due autori e ricercatori che mi hanno appassionato tantissimo; libri sulla bibbia che viene vista e tradotta senza chiave mistica; semplicemente un libro di storia e di guerra che ci racconta fatti lontanissimi e la nostra genesi e soprattutto le analogie con gli altri testi sacri, quelle coi sumeri ad esempio. Ci sarebbe tanto da parlare e scrivere a riguardo, e si, forse un disco non basta.

Chiudiamo parlando del video del singolo “Giuda”. Quanta omologazione vedi consumarsi attorno a te? E la tua musica come reagisce?
Tanta, troppa. Vorrei salvarmi e riuscire a salvare qualcuno. Ma ci sto talmente dentro che più mi muovo più mi invischio, come un insetto nella ragnatela. La mia musica reagisce alla stessa maniera. Per salvarsi bisogna uscire da sistema ma al contempo avere una dimora dove potere stare al sicuro, perché il diverso in mezzo agli uguali viene prima o poi fatto fuori. E nel video di Giuda succede questo; chi non ha il marchio di fabbrica viene ammazzato.

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