Raw & Wild Rockfest – Ottava edizione. Si aprono i sipari e ci si trova davanti i Whattafuck!? ad aprire le danze: un concentrato di Nu-metal e Crossover che ci riporta alle atmosfere anni ’90 di Limp Bizkit e compagnia cantando. Ma non ne abbiamo abbastanza. A seguire del sano metallo gotico con i Gothic Metal End of Skyline, melodici ed aggressivi allo stesso tempo, capitanati dalla carismatica cantante Milly. E c’è ancora qualcosa prima della testa del gruppo: terzi e quarti in scaletta sono i Madre de Dios, con il loro ottimo Heavy Rock, mai banale, grezzo e sofisticato nel contempo, seguiti poi dai Reality Grey, formazione dalle indubbie capacità tecniche, che propone un ottimo Death Metal melodico.

Luci e scene dipinte per l’occasione danno il benvenuto ai Rocky Horror che con l’occasione presentano al pubblico di Bari il loro ultimo disco dal titolo “Sciogli il Tempo”: melodie e crossover provenienti dalla vicina terra Americana, lanciato in radio e in video dal singolo “Lo spazio che ti spetta” con la featuring dell’eterno Pino Scotto. E come accadde nel disco in cui troviamo numerosissime e preziose collaborazioni, sul palco del Demodè sottolineamo il duetto con il chitarrista Simone Martorana dei Folkabbestia sul brano “Sai com’è”. Ed è proprio sulle note de “Lo spazio che ti spetta”, come da copione, ecco apparire sul palco Pino Scotto (seguito poi da Gianni Colonna – Superzoo). L’occasione è ghiotta per consacrare un progetto e un matrimonio artistico tra la band foggiana e il rocker più scomodo d’Italia. E non devono assolutamente mancare i grandi classici come “Morta è la città”…e non solo ovviamente.

Pino Scotto: “Grande serata! Mi fa sempre piacere suonare con i miei fratelli Rocky Horror, hanno fatto un grande album, ricco di contenuti, e sono contento del successo che stanno avendo.”

Il gran finale poi, è tutt’altro che scontato: si canta tutti assieme pervasi da un’energia comune la celebre “Come noi”, reinterpretata e voluta da questa “famiglia allargata del Rock”, unione di intenti, di generi, di lingua, di musica. Il rock e i suoi derivati.

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A proposito dell'autore

Si tramanda, ormai da anni, che fu colpito al petto dalla sei corde di Eric "Slowhand" Clapton. Da quel giorno non ha mai smesso di ascoltare, recensire, scrivere... e provare a suonare una Stratocaster del 56. Recensore accanito, predilige il rock-blues alternando le scorribande di "Baffone" alias Frank Zappa.