Titolo assai ispirato dal titolo di questo nuovo disco del cantautore bresciano Riccardo Maffoni: si intitola “Faccia” e direi che mai nome fu più indovinato. Un disco immediato, efficace, semplice e assolutamente denso di se. Il rock anni ’90 sposa il main stream della forma canzone pop leggera italiana. Ascoltate la title track di questo disco, di cui vi presentiamo il video ufficiale a seguire. L’America del grande stage pop, quel volo a planare ma fatto di grinta rock e di raffinata sensibilità d’autore. La semplicità poi di parlare al popolo che Maffoni sa guardare dritto in faccia. La bellissima delicatezza de “Le ragazze sono andate” con una coda strumentale che respira di grandi scenari, e poi l’impronta spirituale del Blasco nazionale che ritroviamo un po’ ovunque ma forse più di tutti in “Quello che sei”. Anche complice quel suo certo modo di mangiarsi le parole e di cadenzarle nella melodia. Punto e a capo. Un gran bel disco del sottobosco italiano.

E se qualcuno parlando di Riccardo Maffoni poi fa il nome di Springsteen o di Ligabue? Tu cosa rispondi?
Springsteen è stato uno dei miei primi amori musicali. Ho approfondito la sua scrittura, i suoi testi ed è stato una fonte di ispirazione quando cominciavo a girare da solo con la mia chitarra acustica cercando di proporre brani miei. Credo di avere questa passione in comune con Ligabue, che considero uno dei migliori cantautori italiani. Ovviamente tutto quello che ascolti poi in un modo o nell’altro ti contamina, o meglio, ti arricchisce.

Che poi è sempre dall’America che peschiamo tutto. Secondo te per quale motivo?
L’America è un grande bacino dal quale pescare. Artisticamente parlando, e non solo, ne siamo totalmente influenzati, penso alla musica, al cinema, alla letteratura. Quando si è giovani si cerca sempre quello che c’è fuori ma poi crescendo, ci si accorge anche di quanta bellezza c’è proprio vicino a te. Adoro la musica rock, americana, quella inglese, il blues, il folk, ma allo stesso tempo credo che in Italia ci sia un tesoro culturale inestimabile. Il nostro repertorio è pieno di capolavori e per questo sono convinto che la musica italiana non abbia niente da invidiare a quella americana o inglese, è solo diversa, ma non per questo inferiore.

Un nuovo disco che ha impiegato tanti anni per venire alla luce: come mai questa lunga genesi?
Il mio ultimo album di inediti risale al 2008, “Ho preso uno spavento”, e dopo la pubblicazione ho spostato quasi tutte le mie energie sui live, facendo concerti ovunque, con band o in acustico. Nel 2011 di ritorno da un tour negli Usa ho pubblicato un EP di cover in inglese dal titolo 1977 ed ho ripreso l’attività live. Anche se dal punto di vista discografico non pubblicavo un album di inediti da parecchio tempo ho sempre cercato di tenermi impegnato. Ho collaborato con altri artisti e non ho mai smesso di scrivere. Credo che Faccia racchiuda tutti questi anni, tutti questi viaggi, tutti questi concerti. Nelle nuove canzoni ho messo tutto me stesso senza sconti. Ho voluto mettere in gioco non solo la mia musica, ma anche la mia vita. Forse il tempo mi ha dato modo anche di vedere le cose in maniera diversa. Uno conto è scrivere canzoni a 20 anni, un altro a 40. Vedi e vivi tutto in maniera differente e questo si riflette anche nella tua scrittura.

Nel rock di Riccardo Maffoni anche un brano strumentale. Un cantautore come riesce a concepire un brano senza parole?
Mi considero un artista, un musicista e credo che si possano trasmettere emozioni anche con uno strumentale. Ho passato ore a studiare la chitarra e spesso registro delle frasi, dei riff che accantono. Scala D, il brano in questione, è uno di questi. Uno strumentale acustico che mi piaceva molto, e nel disco arriva in un momento importante, rappresenta una sorta di rientro a casa, quegli istanti prima di entrare, quando dopo un lungo viaggio siamo ancora avvolti dai ricordi e dai suoni vissuti pochi giorni prima.

Che poi per come la vedo io il rock di “Faccia” è assai dolce e accogliente di melodie molto pop. Un buon equilibrio non trovi?
Ci sono brani molto diversi tra di loro, ma credo che sia un certo equilibrio, proprio come dici tu. Ho cercato di dare continuità ad ogni canzone. Un album non è solo una raccolta di canzoni, è molto di più. E’ voglio di raccontare una storia, è un viaggio. A volte il viaggio è rock, a volte dolce, a volte agitato, ma tutte queste situazioni si muovono insieme, come un fiume che scorre e ti porta lontano.

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