Uno dei 50 titoli migliore del 2015 secondo la magica lista del Club Tenco. L’esordio dei PCP (Piano Che Piove) è entrato di merito in questa categoria riscuotendo ottimi riscontri di critica e di pubblico. Un bell’esempio di semplicità musicale secondo i dettami più classici del nostro panorama cantautorale italiano. Un disco dal titolo “In viaggio con Alice” che racconta e rappresenta la bella tradizione italiana, tra suoni moderni e nessun editing digitale di sintetizzatori invadenti. Oggi il video, finalmente in rete. Un piccolo cortometraggio che sicuramente mostra pecche di dettagli e contenuti ma fa sfoggio di grande semplicità, mai atteggiamenti spocchiosi o saccenti ma solo voglia di dire la proprio e di farlo con il gusto della leggerezza. “Le ore contate” è il singolo immortalato dalla regia di Emilio Pastorini. L’intervista per gli amici di 100 Decibel:

Parafrasando il titolo del vostro disco: “In Viaggio con Alice”. Un viaggio che sta durando ancora o si è concluso? Se si in che modo?

Fortunatamente e in mezzo a mille casini, è un viaggio che prosegue. Cercare di portare in giro un progetto di inediti senza una produzione alle spalle è un’impresa che, a volte, fa passare la voglia. Fortunatamente sono momenti passeggeri, per ora si va sicuramente avanti.

Siete stati nella lista dei 50 titoli più belli del 2015 secondo il Club Tenco. Come avete vissuto questo traguardo?

Con grandissima soddisfazione. Il solo fatto di entrare nei primi 50 è un riconoscimento prestigioso.

Testi e melodia. Chi vince la sfida?

Nessuno. O almeno si fa di tutto per evitare che un elemento prevalga decisamente sull’altro. Diciamo che il tentativo è sempre quello di considerare la canzone un prodotto di insieme, sia quando scrivi che quando analizzi il grezzo al fine di renderlo coerente, fruibile. Ed è una cosa importante, perché se una componente prevarica l’altra, o almeno se lo fa in modo evidente, è facile che la canzone non funzioni. Nella canzone d’autore a volte c’è (in passato di sicuro qualche volta c’è stata) la tendenza a privilegiare la parte letteraria, vuoi perché portatrice di significati ritenuti importanti, vuoi perché un testo sembrava talmente bello (e magari lo era davvero) da non aver bisogno di granché d’altro per funzionare. Il fatto è che un testo può essere meraviglioso ma una canzone non si recita, si canta. Non è una poesia. Di conseguenza, se la parte musicale non è all’altezza o se il testo non è pensato in funzione di un andamento ritmico e di un certo tipo di struttura del brano, è facile che il risultato d’insieme non funzioni granché bene. Se non sei disposto a buttar via o a modificare delle parti di testo perché in una certa struttura non funzionano, tutto diventa più difficile. Anche perché la componente emozionale principale di una canzone, di solito, è quella musicale. Ovviamente vale anche il discorso inverso, se hai un testo che non funziona rispetto al prodotto che stai confezionando…..

Questo nuovo video. Come mai questa idea? Cosa davvero ha “Le Ore Contate”?

L’idea portante del video è stata di Emilio Pastorino, il nostro regista. Noi volevamo un prodotto che uscisse un po’dagli schemi tradizionali del video musicale e lui voleva usare il tempo della canzone per raccontare una storia. Tutto sommato, l’idea di far condurre la storia dalla canzone e di far ascoltare la canzone incuriosendo lo spettatore con la storia ci sembrava potesse funzionare. È stata un’operazione un po’ sperimentale. Per quel che riguarda la seconda parte della domanda, i tempi brevi delle relazioni fra le persone hanno le ore contate. La frammentazione del nostro tempo obbliga qualsiasi cosa a una specie di mordi e fuggi, però la necessità di confrontarsi, di raccontarsi, di rubare qualche ora a qualcuno per fargli sapere che sei vivo, quella resta.

Piccole rivoluzioni nel vostro futuro. Cosa ci sarà domani?

Il tentativo di farci ascoltare, ed è già un bel lavoro….

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