Ogni tanto mi piace dare ai titoli momenti epici per catturare l’attenzione dei lettori e, allo stesso tempo, cerco ovviamente di restare aderente a quel che ci aspetta. Ed è proprio così ascoltando il terzo disco dei PASE – Piccoli Animali Senza Espressione che a dire il vero non conoscevo…ed ecco un altro titolo che stavo perdendo lungo la via. Sinceramente sulle prime un simile nome da dare ad un progetto sembra quasi adolescenziale, quasi da band rivoluzionaria dei primi giorni di scuola. Ma poi facendolo girare si sente la pulizia e il mestiere di anni di gavetta. E poi restando ad ascoltare con attenzione questo disco dal titolo “Sveglio Fantasma” ho ritrovato la bellezza della nuova melodia all’italiana chiusa in un disco di 11 inediti elettronici di grande gusto. Elettronici…perchè i PASE celebrano il passato dei classici in un futurismo di mestiere saggio e professionale. Davvero un ascolto che vi consiglio…

Confesso che scopro la vostra musica soltanto ora. Un grandissimo disco. Ma perché questo nome tanto artificioso per una band?
Intanto ti ringrazio per l’attestato di stima e siamo felici che l’album ti sia piaciuto così tanto. Il nome nasce dal titolo di un racconto dello scrittore americano David Foster Wallace, appunto “Piccoli Animali Senza Espressione” inserito nella raccolta “La ragazza dai capelli strani”. Il nostro precedente paroliere era un appassionato di Wallace e propose questo nome come titolo del nostro primo brano per l’album “This Incanto” del 2012. Ci piacque talmente tanto che decidemmo di usarlo come nome del gruppo perché pensavamo potesse incuriosire…..e a quanto pare….funziona.

E “Sveglio fantasma” non è neanche il primo vostro lavoro. Ha tanto l’aria di un esperimento. Il vostro mood sembra quasi un’esperienza di vita più che un suono per farne canzone. Vero?
Questo terzo album è per noi il lavoro dell’equilibrio. E’ stato l’obiettivo che ci siamo prefissi fin dall’inizio delle composizioni, trovare cioè la formula magica che ci permettesse di amalgamare al meglio il basso elettrico, le chitarre e la voce con i synth e le percussioni elettroniche. Il primo album “This Incanto” è stato un prodotto autogestito praticamente dall’inizio alla fine con suoni elettronici (batterie comprese). C’erano le idee ma i mezzi ahimè non erano ancora sufficienti per realizzarle. Il secondo album “Cerco casa vista Marte” ha scombinato le carte perché abbiamo inserito la batteria acustica creando un ibrido musicale forse un po’ azzardato, almeno in alcuni brani. “Sveglio fantasma” è invece la dimensione giusta, per noi, ovviamente. Un ottimo mix di elettronica, pop e cantautorato ottenuto grazie anche al grande lavoro del nostro produttore artistico Dimitri Niccolai (Tenedle). Ci siamo divertiti molto a registrarlo. Ci piace suonarlo dal vivo e speriamo che possa essere un bel punto di partenza per gli altri progetti che già abbiamo in cantiere.

Sappiamo che non è direttamente vostra la firma che c’è dietro questi testi. Chi è l’origine e il riferimento?
L’autrice dei testi è Annalisa Boccardi, moglie del bassista Andrea Fusario.
I riferimenti spaziano dall’arte (con Kandinsky in “Luminoso” ma anche con l’architettura medievale di “In cammino” e di “Oltremare”) alla letteratura (c’è Kafka ad esempio in “Vicolo d’oro”) dalla mitologia (il Baal) alla fisica (“La teoria delle stringhe”) ma sono sempre ancorati a situazioni di quotidianità e concretezza.

E parlando proprio di riferimenti…il “Quadrato” cosa rappresenta?
Il Quadrato è il protagonista di “Flatlandia” di Abbott Abbott. Rappresenta l’isolamento e la piattezza di un vivere bidimensionale, di una vita dove sia vietato anche solo porsi domande e cercare conferme alle proprie ipotesi.
Resta a consolarci un debole soffio, lo spiraglio di mondi nuovi ai quali approcciarsi attraverso le pure leggi dell’analogia.

Un disco del futuro digitale. Eppure, avete preferito la qualità di certi arrangiamenti più che agli orizzonti infiniti dell’elettronica…vero?
L’elettronica è un mondo veramente vasto ed essendone noi appassionati l’abbiamo usata moltissimo in questo terzo lavoro.
Arrivare a spingerci fino al glitch però non era ancora il momento. A parte le battute, abbiamo cercato di sfruttare la nostra conoscenza della musica elettronica cercando di plasmarla assieme a melodie e arrangiamenti prettamente più classici. Le linee melodiche sono molto classicheggianti perché Edoardo (il cantante) proviene dalla musica classica, dalla musica corale, dai madrigali. E anche gli arrangiamenti del nostro produttore artistico Tenedle si rifanno a concetti molto conosciuti ed usati negli anni’80. Siamo però riusciti, secondo noi, ad attualizzare questo “vintage”, a renderlo moderno e non stucchevole.

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