Tre anni dall’ultimo disco che si intitolava Folkrockaboom ed ora tornano con Supereroi, il loro nuovo lavoro: stiamo parlando de Il Pan del Diavolo, il duo palermitano composto da Pietro Alessandro Alosi (voce, cassa, chitarra) e Gianluca Bartolo (chitarre, seconde voci).

Li abbiamo incontrato per un’intervista in cui ci hanno parlato del nuovo disco e del tour, ma ci hanno anche raccontato dove stanno andando e da dove vengono.

Il nuovo disco è uscito il 17 di febbraio e vede molte collaborazioni importanti, tra cui la co-produzione di Piero Pelù, ma anche nomi come i Tre Allegri Ragazzi Morti, Umberto Maria Giardini, Vincenzo Vasi e Laura Masotto.

Il tour avrà inizio il 10 marzo a Milano, ma ha previsto due date di showcase – una a Milano e una a Bologna – per presentare il disco. I dettagli del tour con tutte le date li trovate in fondo all’articolo. Il resto ve lo facciamo raccontare da loro.

Il 17 febbraio è uscito il vostro nuovo album, dal titolo Superoi e noi, banalmente, volevamo ci spiegaste come mai avete scelto questo titolo.

Pietro Alessandro: il titolo è molto lapidario, diverso dai titoli che abbiamo utilizzato in passato, anche nella speranza di sottolineare un pochino un cambio di rotta e un senso più positivo che si intreccia durante vari pezzi dell’album.

In realtà su Supereroi ci sarebbero una marea di cose da dire: quello che interessa di più non è tanto sottolineare l’aspetto fiabesco, fantasioso o fumettistico del supereroe, quanto il fatto che lui, per essere tale, abbia delle qualità eccezionali, fuori dall’ordinario.

Siccome nell’album abbiamo parlato di una forza, di un’energia che può essere molto grande e  può rappresentare quasi un super potere, allora Supereroi sì, ma con l’intenzione di trovare ancora e dedicare un po’ di tempo a svegliare quelle che sono le nostre capacità. Poi noi ci difendiamo con la musica, ma ognuno più o meno sa quale potrebbe essere il proprio superpotere.

E oggi chi sono per voi i “supereroi”?

 Pietro Alessandro: chi non è un supereroe oggi? Dai quei pompieri (di Rigopiano ndr) che hanno tirato fuori le persone da sotto la valanga, un eroismo grande il loro; ma anche noi trentenni che siamo costretti a vivere in un cambiamento molto veloce, mentre prima la prospettiva del futuro era lì, tu lo immaginavi, lo costruivi e cercavi di arrivarci il più vicino possibili.

Oggi, invece, questi cambiamenti non ci fanno vedere o non ci fanno apprezzare quello che abbiamo fatto. Il nostro vuole essere anche un invito a guardarsi indietro e non scorgere solamente cambiamento, confusione, castelli di sabbia, ma a essere parte effettiva, costruente, costruens dell’oggi

 Ascoltando il vostro nuovo album ci sembra che suoni più rock rispetto al passato, penso per esempio a FolkRockaBoom, ce lo raccontate un po’?

 Gianluca: sì, è vero, è più rock: anche se noi siamo stati sempre rock come intenzioni.  Ma hai ragione, è come dici tu, dal punto di vista delle sonorità Supereroi “suona” più rock.

Ci sono stati negli anni degli interventi elettrici, da Sono all’osso a Piombo polvere e carbone fino a Folkrockaboom. In questo disco però sono stati messi più in evidenza, nonostante ci siano un dobro (chitarra resofonica ndr), che è uno strumento prettamente acustico, o i mandolini o parti di chitarra tex-mex.

Il folk non è stato abbandonato, ma il disco ha un impatto più deciso, più definito, è più chiaro: questa cosa che ci stai dicendo tu, che l’album è più rock, ce lo stanno dicendo tutti. Però è un rock suonato da un duo folk-rock, i Pan del Diavolo: lui (P. A. Alosi) chitarra acustica, grancassa, sonagli con questi interventi e io (G. Bartolo) mi sono divertito con la chitarra elettrica senza tralasciare la chitarra a 12 corde, che abbiamo sempre tenuto in alcuni pezzi. La sonorità è nata in sala prove: abbiamo provato tutti gli strumenti a nostro disposizione e abbiamo visto che in alcuni pezzi suonava meglio quelli elettrici; noi proviamo tutto, facciamo sempre un sacco di esperimenti per arrivare al meglio delle potenzialità del brano.

Molte le collaborazioni nell’album, tra cui quella con Piero Pelù che – ascoltandolo – si sente secondo noi. Quanto c’è di Pelù e dei Litfiba in questo disco e in cosa la collaborazione con lui ha fatto la differenza?

 Gianluca: lui ha prodotto con noi quattro brani del disco, però ci ha indirizzato in questo studio di registrazione di Prato, il D:PoT di Fabrizio Simoncioni, con il quale lui aveva già lavorato.

In qualche modo, quindi, è stato anche un po’ complice nella scelta dell’entourage lavorativo con il quale noi ci siamo trovato benissimo.

Pelù è sempre stato molto carino nel cercare di non essere mai troppo invandente, cercando di rispettare il ruolo de Il Pan del Diavolo e secondo me questo è il ruolo del produttore, che deve sempre  proteggere e valorizzare quello che è la band e non stravolgere e magari cercare di far diventare il Pan del Diavolo techno, ad esempio.

Secondo noi, ci è riuscito ed è stata un’esperienza bellissima, formativa, divertente. Piero ha capito esattamente quello che avevamo in mente noi e quello che aveva in mente lui a noi è piaciuto, quindi è stata una collaborazione felice. Nei quattro brani – Supereroi, Tornare da te, Qui e adesso, Aquila solitaria – in cui ci ha fatto da produttore si sente, anche perché in alcuni pezzi c’è la sua voce. E infatti molti ci hanno detto “Cantate come Piero Pelù” in realtà c’è anche la sua voce.

E invece mi raccontate anche un po’ le altre collaborazioni del disco? Perché in questo senso è un album molto ricco.

 Pietro Alessandro: abbiamo deciso di interpellare e musicisti a noi  molto vicini con cui però non avevamo mai collaborato musicalmente parlando.

I Tre Allegri Ragazzi Morti che sono coloro che hanno creato La Tempesta Dischi, l’etichetta con cui siamo e che abbiamo incontrato spesso in tour, con cui siamo amici, abbiamo fatto progetti, ma quand’è che poi questa energia – secondo noi – può fluire dentro una canzone? Sentivamo che era arrivato il momento di farlo.

La stessa cosa che è successa con Umberto Maria Giardini, ex Molteni, visto che la sua penna ci piaceva moltissimo ed è anche un ottimo cantante.

Vincenzo Vasi che è la spalla di Vinicio Capossela per suoni assurdi e strani, ma anche Laura Masotto al violino che un violino country, quindi diverso.

Personalità a noi sempre vicine in qualche modo e c’era la voglia di fermare attraverso la collaborazione musicale sia il loro suonato sia la loro energia.

Credete di esserci riusciti?

Pietro Alessandro: (ridendo) quella forse era una responsabilità loro!

Sono passati tre anni dall’uscita dell’ultimo album e noi volevamo ci raccontaste cosa avete fatto di bello in questi anni, in generale e a parte il nuovo disco.

 Pietro Alessandro: li abbiamo spesi molto banalmente, in tour, superando forse anche il numero di date che avrebbe dovuto o potuto fare perché più di 200 date per un album sono tante.

In tutto ciò, abbiamo anche cercato di incastrare la scrittura e soprattutto una scrittura che dopo tre album chiedeva qualcosa in più perciò su undici pezzi ne abbiamo scartati altrettanti. Lo fai oggi, lo fai domani, alla fine il tempo ti scivola via.

 Dal 2006 ad oggi, come siete cambiati, cosa è cambiato e un bilancio di questi anni.

 Pietro Alessandro: ah, così? Qua parte lo psicologo! Sono passati 11 anni … parliamo dal punto di vista musicale! Gianluca parla tu.

Gianluca: dal punto di vista musicale direi che … questa cosa la può descrivere meglio Ale!

Pietro Alessandro: Abbiamo attraversato delle belle strade, perché siamo nati con una certa idea musicale che è riuscita a passare e che ha fatto anche un po’ scuola tra gli emergenti italiani: prendere la chitarra acustica e stornellare, strimpellare, affidando a quell’elemento semplice lì tutta la tua comunicazione.

Se funziona, bene, puoi andare avanti, puoi fare il tuo disco, puoi fare quello che vuoi.

Tra l’altro era un periodo in cui lo abbiamo fatto noi, però in generale sia in Italia che all’estero, in poligenesi, stava accadendo un po’ ovunque.

Poi siamo nati da quel punto di vista lì, siamo usciti, abbiamo fatto un tour, già qualche pezzettino nel cervello si comincia a staccare e a funzionare peggio (ride) e ci siamo allargati con gli altri album a sperimentazioni o tornando sui nostri passi. Quello che possiamo dire su questo tempo qui è che è stato bellissimo, ma ora cambiamo pagina, apriamo un altro libro, scriviamo un’altra storia.E cosa vorreste scrivere di nuovo?

Pietro Alessandro: il cui capitolo uno è Supereroi che noi consideriamo una rinascita e che ci assomiglia, ma (come nelle serie americane) è un rebirth.

Da lì, ora vediamo, sicuramente puntiamo ad essere più rapidi, perché il nostro criterio di giudizio, dopo questa iper-criticità per fare Supereroi, forse potrebbe funzionare meglio, potrebbe essere più efficace.

Gianluca: è vero, collegandomi a quello che dice Ale, questo è stato il primo disco che abbiamo gestito noi, al di là della collaborazione con Piero. C’è stato Fabio Rizzo, che all’inizio ci ha spinto insieme ai Sacri Cuori che ci hanno dato il loro sostegno, ma abbiamo sempre scelto noi le cose, ma ci fidavamo anche molto. Adesso io e Ale, che ha prodotto anche altri dischi, riusciamo a lavorare bene e la velocità di cui parlava è diventata fondamentale perché adesso ci chiudiamo in studio e riusciamo a produrre qualcosa di soddisfacente e buono. Adesso le nostre conoscenze e la nostra esperienza, dopo 11 anni, sono già arrivate ad un livello che ci permette di scegliere cosa va bene e cosa no.

Tra poco inizia il tour, il 10 marzo a Milano se non sbaglio, cosa vi aspettate da questa nuova esperienza?

 Gianluca: niente (ride) Noi non ci aspettiamo niente da nessuno e da nulla, viviamo la vita esattamente per come va vissuta. Le aspettative, come ci diciamo ogni tanto, poi ti rovinano le sorprese. Quello che arriva, lo accettiamo. Poi, certo, cosa ci aspettiamo? Banalmente ci aspettiamo un sacco di gente, che il disco piaccia, che la gente si diverta: questo sì! Ci aspettiamo grandi soddisfazioni, sempre, perché altrimenti non faremmo questo lavoro. Niente di preciso, però … che ne so “Mi devo comprare la casa con la piscina”, non è questa l’aspettativa (ridono).

E come vi sentite, non so: sensazioni sul tour. Avete voglia di iniziare?

Pietro Alessandro:  non vediamo l’ora. Anche perché il lavoro di studio è finito e quindi, anche se prima il cervello è tutto concentrato e ci fa piacere stare in studio, avere a che fare con i musicisti, con tutte le cose dell’audio, ora questo si è concluso. Non resta altro che tirare fuori la spada e dimostrare che lo sappiamo suonare anche dal vivo!

Il 6 maggio, invece, a Roma. Come vivete di solito le date romane e, anche se avete detto che non avete aspettative, cosa vi aspettate da questa?

Gianluca: la data romana è sempre una data a cui teniamo moltissimo, a prescindere dalle aspettative. È una città che ci ha dato molto, continua a darci molto, a cui siamo molto legati. Inoltre, le statistiche dei social (come Spotify, YouTube, etc.) danno Roma come top 3 tra le città in cui siamo più popolari. Quindi sì, ora ci aspettiamo che venga un po’ di gente al Monk. Sempre grande emozioni, non c’è nessuno tipo di abitudine, ma sempre molta tensione e passione, come in quella a Palermo, a Milano, a Bologna … ci tieni a fare bene, a far sentire il disco a tutti, sperando che ci sia più gente possibile.

Ultimamente, durante le interviste, mi piace dire questa cosa: noi ci chiamiamo 100 Decibel e non so se sapete che 100 decibel è l’intensità di un concerto rock. Allora, vi chiedo qual è quella cosa che secondo voi varrebbe la pena di urlare alla potenza di 100 decibel.

Supereroooooi! Visto che ci siamo, perché no?

SHOWCASE DI PRESENTAZIONE

20/2 Milano La Feltrinelli Piazza Piemonte ore 18:00

mediatore Nicolò Vecchia

22/2 Bologna La Feltrinelli Piazza Ravegnana ore 18:00

mediatore Andrea Scanzi

“SUPEREROI” TOUR
10/03 Milano – Serraglio
11/03 Firenze – Tender
17/03 Bergamo – Druso
18/03 Perugia – Urban
24/03 Torino – Cap10100
25/03 Udine – Cas’aupa@60 rock club
31/03 Bologna – Locomotiv
01/04 Rovereto (TN) – Smart Lab
07/04 Pisa – Deposito Pontecorvo
08/04 Brescia – Latteria Molloy
14/04 Arezzo – Karemaski
28/04 Roncade (TV) – New Age
29/04 Modena – Off
06/05 Roma – Monk
12/05 Palermo – Candelai
13/05 Messina – Retronoveau

Foto: Danilo D’Auria

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