In tour il duo indie-pop tarantino che raccogliendo le Soties di Instagram di questo lungo viaggio, dei tanti ritorni, degli innumerevoli passaggi, delle soste e degli incontri, sforna un video per lanciare questo terzo singolo dal titolo “Pà Papiapupà”. Parliamo de le Ombre Cinesi che dopo due brani assai interessanti hanno acciuffato per i capelli l’interesse mediatico e si accingono – speriamo noi perché sull’argomento sono assai riservati – ad un disco che sia una estensione di questo lungo percorso in musica. Suono digitali nella saudade moderna di questa attualità metropolitana. L’amore torna a ispirare i nuovi poeti. Ma che troppo spesso sia l’amore per se stessi più che il nobile sentimento per qualche buona vita di coppia? La scena indie pop ha sempre più voci che somigliano a confessioni ed analisi personali. E la cosa ci piace…

Un titolo difficile da pronunciare e soprattutto difficile da trascrivere. Un vero incubo per i giornalisti. Ma ci avete mai riflettuto?
Non ne abbiamo mai discusso, sentivamo che era quello giusto dal primo momento!

Curioso questo video di lancio. Siamo davvero figli dell’home made. Dunque secondo voi investire denaro per affidare la produzione a professionisti di mestiere è un dialogo sbagliato per i tempi che viviamo? Oppure, se non sbagliato possiamo dire poco proficuo per il target a cui tendono?
Molti videomaker professionisti, oggi cercano proprio di ricreare delle atmosfere “homemade” nei loro lavori. La gente è un po’ stanca delle cose troppo costruite solo per un senso di pura estetica. Quindi va bene investire nel lavoro di un professionista ma che abbia un’idea artistica “attuale” e se non attuale… Quantomeno “geniale”. Insomma deve portare un valore aggiunto

Ma torniamo alle origini: perché OMBRE CINESI? Come a dire: bellissima estetica riflessa da altro?
Nulla di troppo articolato. Cercavamo uno pseudonimo (lavoriamo già insieme ad altre produzioni con la nostra etichetta ormai da anni) e un giorno un brano ci ha suggerito casualmente “due ombre cinesi”. Eccoci qui!

E allora lasciatemi fare della metafora: ma oggi, nella musica e nell’arte, vista anche il vostro appiglio sociale, non è questione di “riflessioni”? Cioè non siamo un po’ tutti figli di una qualche altra luce più forte?
Se pensiamo all’antica arte delle Ombre Cinesi, ci viene in mente un qualcosa che dalla luce prende i contorni per fare la propria sagoma, la propria forma. Quindi la luce si può scegliere di rifletterla così com’è o di crearci qualcosa di diverso. Ergo: non si può ignorare la luce, ma si può fare qualcosa di proprio (e farsi spazio tra la luce)

Dunque chiudiamo con la domanda delle domande: a quando il disco?
Come tutte le domande delle domande che si rispettano, almeno per adesso, non avrà una risposta! 😉

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