La prima volta che li abbiamo incontrati è stato durante il live di Dicembre al 30Formiche. A fronte del loro nuovo live romano tenutosi sabato scorso al FusoLab 2.0 andiamo a conoscere meglio questa giovane band di emergenti, che ha stoffa e grinta da vendere. Loro sono gli Io Non Sono Bogte, alias Daniele Coluzzi (voce e chitarra acustica), Carlotta Benedetti (chitarra elettrica), Federico Petitto (basso) e Fabio De Angelis (batteria).

Quando li abbiamo incontrati, la chiacchierata che ne è seguita, è stata davvero lunga; questa è la prima parte.

Bogte chi è?

Daniele: Bogte è un personaggio immaginario, non ha nessun riferimento a fatti e persone realmente esistite. È un personaggio che racchiude ansie e paure verso se stessi che ognuno ha e che poi tante volte prendono il sopravvento. Quindi è un nemico immaginario contro il quale, secondo me, bisogna ripetersi personalmente ogni giorno: “Io non sono fatto solo di quello, non sono soltanto quell’insieme di paure e di ansie, ma posso essere tanto altro”. Dire io non sono Bogte significa dire “io non sono tutto questo”.

Quindi voi non siete tutto questo?

Carlotta: In realtà non abbiamo ben capito cosa siamo; per esclusione, diciamo cosa non siamo.

Dopo due anni di intensa attività, cosa vi tiene uniti?

Carlotta: Un reciproco odio profondo e antipatie.

Daniele: Diciamo che sono ormai due anni che suoniamo insieme, anche se Fabio (batterista) è l’ultimo arrivato. Cosa ci tiene uniti? Beh, posso dire la cosa più banale del mondo?

Carlotta: La musica?

Daniele: No, il fatto che comunque ci troviamo bene insieme, nonostante l’odio passato. Scherzi a parte, ovviamente abbiamo avuto tutti dei trascorsi passati, progetti solisti e quant’altro; poi ci siamo trovati attorno a dei pezzi più che all’idea di formare un gruppo, ad un concetto registrato in modo unitario e farne un album; e quindi abbiamo lavorato su questo e siamo diventati gruppo facendo questo. Non siamo partiti facendo cover, ma intorno a pezzi che già c’erano e per darne forma.

A chi sono dovuti testi e arrangiamento musicale?

Carlotta: A tutti!

Daniele: Davvero a tutti. I testi sono dovuti per la maggior parte a me, ma per gli arrangiamenti te l’abbiamo detto: siamo partiti proprio così, per arrangiare i pezzi.

Ma i testi vi stanno sempre bene?

Federico: A parte quando Daniele dice la parola “niente”…

Carlotta: Fortunatamente è un sentito comune; è come se riuscisse a dire qualcosa che non siamo in grado di farlo. E si: siamo depressi come lui.

Testi che toccano varie sfere della realtà odierna: da Papillon e le scene del bacio omosessuale del video, alla campagna contro l’HIV. Temi a volte imbarazzanti e scomodi. Che reazioni, in generale, avete potuto osservare?

Carlotta: Sono me sono più imbarazzanti e scomodi a livello istituzionale che sociale, perché la gente in realtà ha risposto in maniera o positiva o comunque non si è scandalizzata più di tanto.

Daniele: Secondo me il nostro è un paese prontissimo sotto questo punto di vista. Ci sono poi, come ovunque, delle parti politiche che fanno leva per alimentare un certo tipo odio sociale verso la questione; però la gente comune, quella che poi fa il paese è pronta a parlare di questi temi. Noi possiamo vederlo nel piccolissimo però il video ha sempre avuto dei commenti strapositivi da tutte le tipologie di persone, abbiamo girato molto con questo video e l’estate scorsa l’abbiamo anche proiettato in tanti posti ed è sempre andato bene. Quindi penso che questo sia anche il momento per parlarne, con difficoltà, però… seconde me noi siamo più avanti di altri paesi.

Quel è il vostro personale messaggio a riguardo?

Carlotta: Il messaggio è quello di proteggersi sempre. Comunque noi giovani tendiamo ad essere superficiali e ciò dipende anche da come viene vissuto il sesso dai giovani: oggi è molto più libero, ma ciò non significa che non debba essere sicuro. Tanta libertà, altrettanta sicurezza.

Perché oggi un gruppo sceglie di autoprodursi? Non si corre il rischio di rimanere un po’ nell’ombra soprattutto nelle piccole realtà?

Daniele: Inizialmente l’autoproduzione è l’unica possibilità, perché è l’unico modo per produrre un disco: un gruppo che inizia da zero non troverà mai nessuno disposto a produrlo o a investirci su così alla cieca. Quindi noi l’abbiamo fatto per uscire fuori e per conoscere quello che stavamo facendo; e ovvio che l’autoproduzione è limitante, quindi lo scopo è quello di autoprodursi al meglio e poi se il progetto cresce, trovare delle realtà che lo supportano. L’album si chiama La Discografia è Morta e Non Vedevamo L’Ora, ma non c’è nulla contro le etichette discografiche, ma volevamo dire proprio questo: oggi da soli c’è la possibilità si autoprodurre un disco e di farlo girare.

Carlotta: L’autoproduzione serve a farsi coraggio e dire “io posso mettere in giro la mia musica senza bisogno di cercare qualcuno che per forza mi dia una struttura dietro”. Adesso c’è internet con cui è facilissimo diffondere il proprio materiale: autoproduzione e internet, e riesci a farti conoscere da solo come abbiamo fatto noi, attirando poi l’interessa di media e radio.

Daniele: Poi è tutto molto soggettivo. A volte chi sta dietro può essere un freno, ma spesso le band stesse sono un freno per loro, magari perché non ci sanno fare e non riesci a sfruttare le occasioni, non riesci ad arrivare in certi posti (media, radio,…). Adesso noi abbiamo Paola ed Erica dietro che gestiscono con noi queste cose, ma da soli siamo finiti su Radio DeeJay, il Fatto, Rollin Stone. Questa non vuole essere la dimostrazione che il progetto va, ma che da soli qualcosa si può fare. Ovviamente è il primo passo, perché se il progetto cresce e vuoi farlo conoscere a più persone a quel punto entrano in gioco casa discografiche. A quel punto però hai anche più potere contrattuale perché hai già una certa visibilità

Chi sono gli Io Non Sono Bogte lontano dal palco?

Daniele: Diciamo che non la stiamo vivendo come un hobby o un passatempo, ci stiamo davvero investendo tanto in questa cosa; ovviamente più cresce la cosa e più ti ci dedichi. È difficile però: i soldi non li vedi, sono pochissimi… però fuori per ora siamo questo

Carlotta: In un momento in cui è difficile trovare un lavoro, crearsi un lavoro, puoi puntare soltanto sulle tue passioni per fare qualcosa fatta bene e che arrivi a dei risultati. Quindi non avendo nulla da perdere, punti su quello che più ti piace. Bisogna vedere la parte positiva, che non è solo una critica distruttiva su quello che sta succedendo, in Italia, il lavoro… deve essere una spinta positiva per dire: “Ok, sta succedendo tutto questo di brutto, ma io come in meglio posso trarne vantaggio?” alla fine sembra stupido ma parti da quello che sai fare meglio, parti da quello che ti piace fare e sicuramente avrai stimoli tu per primo in più per poterci riuscire.

Si conclude così la prima parte dell’invista. per saperne di più:

https://www.facebook.com/pages/Io-Non-Sono-Bogte/136597669771120?ref=ts&fref=ts

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