Prima di ogni altra cosa dovete andare sul loro sito e spenderci una mezz’ora abbondante: www.nientedipersonale.it
Il pop italiano di questo esordio dal titolo “Pillole” firmato Niente di Personale subito rimanda alla voce degli Otto Ohm o a quelle ballate per neopatentati alla Tiromancino…comunque siamo di fronte ad una forma canzone industriale, digitale quanto serve dove è la voce a condurre i giochi di personalità con la sua timbrica assai riconoscibile e quel modo assai “adolescenziale” di porsi e di cantare testi mai troppo ermetici e filosofici ma piuttosto direi sinceri e concreti e senza fronzoli spesso inutili e ridicoli…è quindi al popolo dei giovani loro coetanei che si rivolgono i Niente di Personale cercando sempre di tornare indietro nel tempo, lanciando uno sguardo disincantato a questo futuro digitale che ci rende tutti un po’ meno proletari di quanto la parola significhi nella sua accezione più incantata e sociale. Il tutto ben rappresentato dai due singoli e dai relativi video che troviamo in rete: nello specifico parliamo di “Riviera” e del recentissimo lancio radiofonico “Marcobaleno” che in se penso contenga il leitmotiv di tutta l’opera. La provincia, la melodia italiana (in particolare in “Marcobaleno” ci risento i primissimi passaggi di Venditti…ma non me ne vogliate insomma…) e poi ci troviamo la crescita, i pensieri, l’introspezione e le domande esistenziali impersonate da questo Dio pagano chiamato Marcobaleno.

Ci sono poi note assai curiose ed interessanti digerendo tutto il disco: la maggior parte di questi 8 inediti sono molto lunghi a dispetto di ciò che vorremmo da un pop leggero italiano che in 3 minuti (per dirla tanto) deve consumare aspettative e arrangiamenti fini di design. Qui si va spesso oltre i 4,30 minuti. Ma c’è di più: molti di questi trasformano e sviluppano la forma canzone in una chiusa spesso strumentale che oserei definire “psichedelica e visionaria” (forse esagerando un po’ con i termini ma sono sicuro che renda bene il concetto). Brani come “Molecole” che finisce con un silenzioso sint noire del futuro, oppure come “Leviatano” che addirittura arriva all’evoluzione con un passaggio decisamente prog (immancabile il suono d’Hammond che manteca il tutto)…e poi ancora la chiusa del disco affidata a “Gulliver” in cui troviamo una coda di un pop quasi new wave che solo sul finale torna italiano acustico come ci si aspetta. Insomma un disco che si deve digerire con molta cura…di certo mancano ancora le melodie forti che fanno innamorare ma come esordio direi che si guadagna una nota di merito quantomeno per il forte carattere e la fresca personalità. Dietro “Pillole” si sente (spero di non illudermi) che ci sono anime che di musica ne masticano da tempo…la strada è lunga ma “Marcobaleno” è dalla nostra parte.

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