Direi che finalmente 100 DECIBEL vi regala l’ascolto di un vero disco ROCK dall’anima vintage e dalla ruggine – come si dice – DOC. Non serve perdersi in chiacchiere e fare i professori di tuttologi perché è dal principio che la giornata si presenta con il piede giusto. I NAGUAL sono oltre dieci anni sulla scena live piacentina e non solo, non sono certo di primo pelo…e di peli sullo stomaco ne hanno parecchi. Un rock d’autore di pregiato pedigree e di grandissima scuola, dai Deep Purple ai Black Sabbath passando per i Whitenaske e chi più ne ha più ne metta…niente di digitale, niente di artefatto…niente finzioni sul campo e trovate industriali. Sono pezzi suonati per davvero e consumati in anni di palchi e di rapporti umani, sono brani tatuati sulla spina dorsale, sudati tra le corde delle chitarre e sulle pelli della batteria (come direbbe il vecchio saggio on the road). Questo primo disco si intitola “Tat Tvam Asi” che è un mantra in sanscrito e porta in se il significato che lega assieme tutti e 13 gli inediti di questo disco: “Tu sei esattamente come sei”. Esce oggi nei digital store e sarà in distribuzione fisica dal 17 febbraio. Verità: perchè è la verità nuda e cruda del proprio spirito a fare di questo rock il vero rock che ci piace sentire a noi nostalgici degli anni delle grandi rivoluzioni, senza filtri e senza maschere…esattamente come recita il mantra. Il disco si apre con uno strumentale di breve durata che quasi inganna le aspettative contraddicendo tutto quello che ho sostenuto fin qui sembrando di far da preludio ad un ascolto quasi new age, etereo e visionario (questo si che è digitale). Niente paura: basta attendere l’incipit del secondo brano “Words of the wind” (che sia una risposta dylaniana) per avere una risposta alle attese. E rock sia…bellissima la voce portante che sicura di se e dell’interpretazione (un po’ meno del suo inglese) cerca molta ispirazione nella storia di Ian Gillan e per alcuni tratti, in zone assai più accessibili della timbrica umana, ci rivedo qualche colorazione alla James LaBrie. Spettacolare intro per la terza traccia “What’s let behind (The Lenin Job)” che non saprei come altro dirvelo se non ROCK: si torna indietro tra i vinili degli anni ’70 non fosse per i suoni di batteria e di chitarra fin troppo ricchi e ben confezionati…soprattutto i tom!!!

Nagual

Delle volte si apprezzano alcuni passaggi scollati, forse segno di una vera improvvisazione, forse testimonianza di passione e istantanea come accade nella bellissima “Dark Lunacy” con questo riff di chitarra quasi epica e notturna. Nel disco c’è spazio anche per ballad più leggere che un po’ fanno viaggiare e un po’ lasciano respirare un bel sogno che si ha di se e del proprio modo di vedere la vita: e con questo cito le andature dolci di “Defenseless” o di “Fortune” o anche di “Monolithos” unica cover del disco, omaggio appena rivisitato degli Art and Illusion (che sinceramente non conoscevo e ora sarà la volta buona di andare a far di compiti a casa). Tra l’altro citiamo proprio in questo brano la bellissima vocalità di Monica Sardella degli Electric Swan. Insomma i NEGUAL portano a casa un disco che hanno concretizzato dopo quasi 20 anni di gestazione per alcuni pezzi e si sente tanto l’umile quanto la genuina energia di chi negli anni ha pensato ad essere più che ad apparire…oggi non sono certo ragazzini ma vendono cara la pelle e di sicuro hanno più vita dentro e belle sensazioni rock di tantissime nuove voci che il tanto decantato rock non sanno neanche dove si trovi di casa persi come sono a farsi fighi tra i suoni digitali sempre perfetti e le fotografi da posa sui social. Questa signori è storia vera…forse non perfetta come quella dei computer…ma questa è storia vera!!! Let’s Rock!!!!

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