Nuovo disco, nuovo viaggio e nuove riflessioni per Monica Shannon. Un rock giditale misto alla tradizione folk irlandese (con misture assai centellinate e trasparenti). Si intitola “Ali” questo lavoro in cui troviamo 7 inediti e due omaggi – di cui una è la gloriosa “Forbidden Colours” di Sakamoto…e con questo direi che è presto capito il concetto di mondo e di contaminazione che il pop rock della Shannon pretende di avere e di restituire. C’è di tutto dentro queste linee geometriche di suono e di melodia. Forse però manca l’intuizione gigante, quella che fa la differenza, quella che si lascia ricordare. Forse…intanto noi lo lasciamo girare questo disco e l’ascolto si fa prezioso ogni giro di più. L’intervista per gli amici di 100 DECIBEL…

Parlando di ispirazioni di vita. America Vs Irlanda. In questo disco e nella tua vita privata…chi vince alla fine della battaglia?
Ne vincitori ne vinti. Entrambe, nella loro unicità, fanno parte della mia vita e della mia musica. Anche se non posso negare il mio legame speciale con l’Irlanda, terra a me familiare sin dal primo viaggio.

Che poi “ALI” mi sa tanto di evasione e di fuga liberatoria…
“ALI” è un volo liberatorio verso il sereno, i colori, l’amore. La copertina dell’album descrive magnificamente questo passaggio dall’oscurità alla luce. E’ come lasciare qualcosa che ci rendeva tristi ed inerti per seguire un nuovo percorso di sentimenti ed emozioni che ci fa tornare a vivere.

Come si legano assieme i tuoi brani alle due cover che hai scelto di inserire nel disco? Tanto per fare un esempio: cosa ci fa la Shannon con Sakamoto?
Ho scelto queste due cover perché le ho trovate in tema con il “concept” dell’album, sia come sonorità che come concetti. Il brano di Sakamoto è uno dei miei preferiti di sempre e non vedevo l’ora di poterlo interpretare. “L’Isola Delle Fate” di Stefano Pulga è un altro brano che amo moltissimo e che, a mio avviso, completa il mio intento.. lasciare che l’ascoltatore viva le sue proprie emozioni in uno o più brani dell’album.

Dal tuo passato cos’hai raccolto e cosa invece hai deciso di abbandonare del tutto?
In realtà non c’è qualcosa del mio passato che ho abbandonato per sempre. Penso che tutte le esperienze che ho vissuto mi abbiano portata fin qui, anche quelle più sofferte.

Che poi c’è un background di istruzione classica se non erro…da cosa poi si è avuta la trasformazione?
Ho studiato pianoforte classico da bambina per apprendere le basi dello strumento ma anche per cominciare ad esprimere i miei primi temi strumentali. Già da quelle note si poteva intuire una vicinanza alle sonorità Irlandesi, in particolare alla musica celtica.

Bella l’idea del video che hai lanciato in rete. Ce la vuoi raccontare?
Io e il regista cercavamo un’idea per raccontare la storia di “Make Me Real”, il primo singolo tratto dal mio album. Gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto coinvolgere nel videoclip un ragazzo e una ragazza, due persone semplici che rappresentano il nostro quotidiano. E poi l’incontro che all’inizio sembra assolutamente casuale ma che in seguito ì si rivela decisivo, forse proprio quello che si aspettava da tempo. Io non volevo esserne protagonista, in quanto amo raccontare le storie attraverso la mia musica. Così il regista mi ha proposto di girare le scene a loop aggiungendo ogni volta un particolare ed inserire la mia figura come colei che racconta. Ho trovato l’idea straordinaria e perfettamente in linea con quanto avevo immaginato.

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