Ho letto ovunque di questo progetto come di qualcosa che celebra la diversità. Proprio di diversità si parla e non si fanno eccezioni. Un quintetto swing che prende ispirazione diretta da Django Reinhardt e dal quello stile manouche. Il tutto si veda anche dal nome che hanno scelto: “Minor Swing Quintet”. E in questo secondo disco le 5 anime assolutamente diverse tra loro si ritrovano a parlare una lingua comune, fatta di jazz, di rock, di fusion, di swing ovviamente ma anche di qualche sana “sperimentazione”. Sono 8 scritture che spaziano, non sono per niente ferme su loro stesse, narrano e restituiscono visioni. Un disco da digerire con gusto e dedizione. Musica per niente banale a cui non viene destinato un compito preciso, non esiste e non vuole esistere una chiave di lettura unica. Ad ognuno il suo. E che sia un bel punto da dove guardare il proprio “mino male”.

Minor Swing. Django Reinhardt. E del futuro che c’è?
Nel futuro c’è di tutto in realtà. Django è il padre del manouche e tramite lui e la sua musica ci siamo conosciuti. Da li la nostra strada è partita, ma nel tempo come è normale che sia suonando e crescendo insieme, si scoprono tante altre strade e influenze. Il nostro ultimo lavoro è proprio il frutto di questo, il manouche del primo disco ha lasciato spazio a tanto altro.

L’Italia è sempre stato un paese – come dire – conservatore. Voi invece celebrate proprio le differenze. Che tipo di reazione provoca la vostra musica e la vostra chiave di lettura?
in realtà la nostra musica essendo strumentale può essere interpretata da chiunque in modo diverso e questo, per il nostro modo di vedere, è un grande punto di forza, perchè lasciare libera interpretazione di ciò che si ascolta e delle emozioni che può provocare è un must per noi. Quindi direi che le reazioni sono molteplici e soprattutto durante i concerti noi che suoniamo le percepiamo tutte guardando il pubblico davanti a noi!

Andare fuori dal pop, andare fuori dalle consuete forme riconosciute, quanto rende dura la vita dell’artista? A meno che voi non siate artisti che al riscontro mediatico badano davvero molto poco…
Il riscontro mediatico non è sicuramente il nostro primo obbiettivo, forse neanche il secondo o il terzo, altrimenti avremmo scelto di fare un progetto probabilmente più “tradizionale”. Come dicevo prima non abbiamo un cantato sui nostri brani e questo è ovviamente una difficoltà in più in termini di presentazione della nostra musica. Però una volta iniziato il concerto, quando la gente che non ti conosce ti ascolta per un’ora e mezza e si fa coinvolgere dalla musica, e interagisce con te, ci rendiamo conto che non per forza bisogna seguire le “forme riconosciute” del pop o della musica più ascoltata del momento. A volte perseguire strade un pò diverse può davvero ridarti tanto, anche senza finire sulle copertine dei giornali! 🙂

Di cinque anime che si incontrano, quali risulta la più debole e quali la più forte? Esiste un capo? Oppure secondo voi può non esistere?
Non esiste un capo, siamo cinque amici che si stimano e che stanno bene a suonare insieme. Le personalità sono ovviamente diverse, ma diciamo che ci compensiamo a vicenda molto bene.

“Minormali” che metafora vuole essere? Nella parola come nella musica? I mali della vita sono leggeri o è con la leggerezza che vanno affrontati?
Il gioco di parole non è sui mali, ma sull’essere Mai Normali. Quindi cercare di essere mai normali nella creazione della musica e nella sua concezione, mai normali nell’affrontare la vita e quello che ti regala. Ed è un pò quello che siamo noi, anche sul palco!

Per chiudere: un prossimo video? Complimenti per questo…
Grazie per i complimenti, è stato un lavoro per noi nuovo, fatto alla grandissima dal regista Davide “Gatto” Polato di Undervilla, che ringraziamo! il prossimo probabilmente sarà un video di un live… vedremo!

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