È stata una serata carica di groove la penultima di Umbria Jazz 18, una serata che ha presentato sul palco, a far compagnia all’headliner Mario Biondi, gli Hypnotic Brass Ensamble e la rivelazione Nik West.
Mario Biondi, con la sua caratteristica voce profondamente black, non ha certo bisogno di presentazione, essendo oltretutto un beniamino di Umbria Jazz, avendone calcato il palco più volte e sempre in compagnia di artisti di grande prestigio (Duke Orchestra, Incognito, Pino Daniele, Al Jarreau, Take 6). Il cantante catanese, liberatosi da tempo dell’iniziale immagine di “Barry White bianco”, ha oggi definitivamente affermato la propria identità artistica, con la quale ha saputo, anche in questa edizione (nella quale ha avuto come ospiti i Quintorigo), conquistare e infiammare il pubblico del Santa Giulana.  Un pubblico che era già al calor bianco per il passaggio sul palco del ciclone Nik West; la performance della carismatica bassista californiana è stata infatti una sorprendente esplosione di energia, ritmo, e grande presenza scenica dalla quale era pressoché impossibile non essere travolti. A rompere il ghiaccio iniziale sono stati, da Chicago, gli Hypnotic Brass Ensamble, una sorta di marching band (ovviamente di ottoni) adattatasi ai limitati confini del palco e caratterizzata da un mix di jazz, funk, rock, hip hop, il tutto condito da un’energia contagiosa.

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