Eccolo il riassunto, il best of ma anche uno piccolo sguardo al futuro. Il nuovo lavoro di Luca Faggella si intitola “Discografica: antologia di canzoni (1998-2015)”. Il titolo la dice lunghissima: uno scorcio – per così dire – in quasi 20 di produzione discografica, dai suoi esordi quando si tessevano le lodi a Piero Ciampi fino a dischi più recenti e di maggior successo come “Tradizione Elettrica”. Ovviamente ritroviamo anche featuring di rilievo, tutte le testimonianze di questo lungo percorso e anche per gli inediti. Spiccano nomi come Max Gazzè, Capasso, Suz e diversi altri. Anche 6 inediti appunto in questa lunga maratona di 19 brani. Ed è proprio con un inedito che si apre la track list, un bellissimo video dal titolo “Tempo”. Antologia e racconti, il passato da guardare per studiar bene le nuove mosse. L’intervista per gli amici di 100 Decibel:

Cosa ti ha spinto ha realizzare un’antologia di opere?

Soprattutto il fatto che adesso, dopo alcuni anni di lavoro e pubblicazioni c’è una “storia” e mi piaceva fare il punto, scegliere le cose che credo siano più significative per tracciare un camminuo continuo che ha attraversato generi diversi e unire tutto in un album.

Se non sbaglio dal ’98 e dal disco “Luca Faggella canta Piero Ciampi” hai pescato solo “Icaro”. Come mai?

In quel disco ci sono due soli bran originali. E ho scelto quello per me più importante…forse non solo per me perché è una delle mie canzoni più amate…Nell’antologia non ci sono brani da interprete ma solo cose che ho scritto, in tutto o in parte. Niente cover e in fondo l’album che hai ctato è un album da interprete.

Si parte con l’inedito e poi si visita il bellissimo disco “Tradizione Elettrica”. Poi il resto. Che logica hai seguito nella scelta della tracklist?

Ho iniziato dal brano più recente (“Tempo”, scritto con Giorgio Baldi e Gabriele Ratti) e sono andato verso il passato, seguendo una logica musicale, senza strappi, una specie di sentiero non sconnesso per dirla in un certo modo…

Di tutte queste collaborazioni quali ricordi con maggiore importanza creativa?

Quella con Giorgio senza dubbio, da Ghisola a oggi non ha solo prodotto bei frutti tra cui proprio lultima, “Tempo” e appunto “Tradizione elettrica”. Ma mi ha insegnato molto e credo, migliorato certi modi di produrre, di cantare, anche di andare in scena. E poi quella con Stan Ridgway su Olimpia, che però non è nella Antologia.

Letteratura, musica e anche teatro. E poi c’è anche della musica da camera nella tua vita, almeno come direttore artistico. In soldoni: qual è la tua vera dimensione artistica?

Sicuramente quella del performer e del compositore, liricista. Il resto sono tutti episodi a cui non ho dedicato altrettante energie e passione

Dal vivo cosa ci dobbiamo aspettare?

Il debutto dei “Concerti dell’antologia” ha mostrato un concerto molto intenso, tanto rock and roll, vitalità e passione. Anche divertimento. Il trio è forse la formazione con cui mi sento più a mio agio da diversi anni…il fatto che cantiamo tutti e tre, la solidità della elettrica di Greta…la grandissima energia e il canto di Elisa…non c’è batteria eppure c’è un bel ritmo. Credo che le canzoni escano benissimo, soprattutto quelle di “Tradizione elettrica” hanno trovato il modo di rendere, con un organico minimale, un grande impatto sonoro e rivelano belle qualità come canzoni. Per ora abbiamo avuto bellissimi riconoscimenti e calore…speriamo di continuare così. Il complimento più bello resta quello più semplice, che c’è energia ed è una cosa originale, diversa.

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