Arte. Solo così può essere definito un concerto di Caparezza. Arte nella sua forma più contorta, come i suoi capelli.
Su un palco a forma di chiave, il cantautore pugliese è partito da Ancona il 17 Novembre e, dopo Bari, Firenze, Bologna e Napoli, il 29 Novembre, sotto una pioggia scrosciante, si è aperto al suo pubblico e ci ha condotto all’interno della sua prigione personale, a contatto con i suoi demoni interiori, in quelle stesse paure, turbamenti e difficoltà con cui tutti prima o poi dobbiamo fare i conti.

Lo si capisce già dall’inizio: Prosopagnosia (il deficit cerebrale che impedisce il riconoscimento dei volti), un brano cupo dove spinge tutti a guardarsi allo specchio per cercare di riconoscersi.

“Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio
Ora che cantare è il mio mondo ne sono ostaggio”

La prima parte è interamente dedicata al nuovo album, Prisoner 709. Il prigioniero  (Michele, 7) che viene bonariamente tenuto d’occhio dalla guardia (Caparezza, 9). Brani introspettivi di un personaggio che riesce a dire tutto, in un mondo dove di cose interessanti ormai non se ne sentono più.  E mentre sul palco si gioca a guardia e ladri, brano dopo brano usciamo dalla condizione di costrizione in cui Capa ci ha condotto, fino ad arrivare all’accettazione di ciò che siamo diventati.

Ogni brano la sua storia, ogni brano una scenografia e costumi attentamente scelti per esaltare il contesto.

Sul palco conosciamo le tante sfaccettature di Caparezza: il curioso, il timido, il giocarellone e l’inquieto. Siamo le scelte che facciamo e quello che ci succede può renderci più forti. Affetto da acufene, Caparezza è stato vittima della musica, ma allo stesso tempo ne è il carnefice. Aggredendo questa sua ormai compagna di vita, la stessa di molti giganti del passato (non a caso di Van Gogh di cui Capa, per sua stessa ammissione, ne è ossessionato) e condividendo con noi i suoi “corvi”, ci fa capire che c’è sempre un modo per uscire fuori dai tormenti. È con l’aiuto degli amici (che sono la famiglia che ci scegliamo) che si può uscire dal tunnel.

Ed è proprio con Fuori dal Tunnel che inizia la carrellata dedicata al passato, fino ad arrivare nei campi di girasole di Van Gogh.
Ed anche se lui  (Van Gogh) in punto di morte ha sospirato al fratello Teo “per me la tristezza non avrà mai fine”, noi possiamo certamente affermare che per una sera la nostra, di tristezza, è stata accantonata.

Prosopagnosia
Prisoner 709
Confusianesimo
Una chiave
Ti fa stare bene
Migliora la tua memoria con un click
Larsen
L’uomo che premette
Minimoog
Autoipnotica
Prosopagno sia!
Fuori dal tunnel
Legalize the Premier
Non me lo posso permettere
Jodellavitanonhocapitouncazzo
Goodbye Malinconia
China Town
La fine di Gaia
Vieni a ballare in Puglia
Mica Van Gogh

-encore:
Avrai ragione tu (ritratto)
Vengo dalla luna
Abiura di me

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