Si intitola “Lo Scapolo” l’esordio del cantautore umbro Matteo Schifanoia…così come il primo singolo estratto di cui vi proponiamo il bel video di lancio. Schifanoia ha la “r-moscia”…un apparente difetto di pronuncia o di estetismo vocale che la sua vena artistica trasforma in un arma affilata e pericolosa fatta di ironia tagliente e di quel certo tipo di cadenza cinica. Tutte cose che fanno di questo disco un ascolto assolutamente intelligente che vi consigliamo. Altro tratto che vado sottolineando è di come Schifanoia sia giunto all’esordio dopo tanti anni di vita personale, di musica e di progetti lontani dalla scene finte dei social e più addentro ai rapporti veri di artisti e di persone. Insomma: siamo di fronte qualcuno che, a suo modo, ha qualcosa da dire…alla faccia di questi finti miti della scena indie attuale che già adolescenti sono subito immolati come depositari della cultura e della canto sociale italiano. Che poi la polemica, ben fatta e meglio esposta, non è assai trasparente nel disco di Matteo Schifanoia.

Si dice spesso che il disco di un cantautore sia l’altra faccia della sua medaglia. Anche per te funziona così?
Un disco inevitabilmente rappresenta la personalità dell’artista, in questo caso il mio disco mi rappresenta, sono io, sia quello di tutti i giorni conosciuto da chi interagisce con me sia quello che nessuno conoscerà mai.

Tutto il disco ha un taglio antico, vintage, che ricorda un po’ il rock italiano degli anni ’60 e un po’ la musica leggera degli anni ’80 passando per forti tinte popolari. Che colore e che mood sei Matteo Schifanoia?
Il testo è il mio mood e colore, è lui che mi suggerisce sonorità e sfumature.

Senti ma il rosa shocking? Che sta a significare?
Qui bisognerebbe chiederlo a Flora di AMBO Photografica che ha realizzato il bellissimo art work, comunque si è scelto il rosa perché gioca ironicamente con la figura dello scapolo, perché avevo un cappello panama rosa che ho usato per la foto e per alcuni concerti e perché il rosa richiama la saga della pantera rosa nella quale spicca la figura dell’ispettore Clouseau a me molto cara.

Dunque possiamo parlare di un concept album? E se si, da dove nasce l’idea di questo filo conduttore, come dire, insolito?
Non so se sia un concept album ma sicuramente c’è un filo conduttore, una tematica comune e questa figura dello scapolo che attraversa la vita di tutti i giorni e che si ripresenta in diversi brani, anche se non sempre in prima persona (come nel brano omonimo). Diciamo che mi avvalgo dello scapolo per vedere e raccontare perché credo che la sua condizione di solitario sia la condizione ideale per osservare ed analizzare la nostra società, i tempi in cui viviamo, certi comportamenti dell’essere umano, il tutto per poter appagare il forte e legittimo desiderio di capire come cazzo è successo che siamo finiti così.

I primi 5 dischi di Matteo Schifanoia: ascoltando questo disco, chi e che cosa potrebbe rivendicarne la paternità?
Innanzitutto il mio maestro Bruno De Franceschi, persona di grande spessore artistico ed intellettuale, che mi ha insegnato cosa significa scrivere una canzone e senza il quale non sarei quello che sono oggi, non smetterò mai di ringraziarlo. Poi continuando questo gioco della rivendicazione della paternità mi vengono in mente artisti più che dischi specifici e quindi: Paolo Conte, Giorgio Gaber, Tom Waits, Leonard Cohen, De Andrè, Buscaglione, Dalla, Battisti-Mogol, Caputo, Beatles, Serge Gainsburg, Brassens, Jefferson Airplane, Cure, Weil-Brecht, Lou Reed, David Bowie, Prince, Frank Zappa, Elio e le storie tese, CCCP, Diaframma, Joao Gilberto, Jobim, Captain Beefheart, Doors, Jeff e Tim Buckley, Elvis Presley, Johnny Cash, Django Reinhardt, tanto jazz, tante canzoni italiane anni 30-40 e un altro centinaio di artisti credo.

Prossimo video in uscita? Per l’estate hai pensato a qualcosa?
Ci stiamo lavorando insieme al regista Alberto Fabi, dovrebbe uscire un nuovo videoclip verso fine estate o primi d’autunno. L’estate la passiamo con “lo scapolo”.

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