Amici di 100 DECIBEL eccovi il nuovo disco di Giuliano Vozella. Pugliese. Milanese di adozione. Cantautore…ma nulla che sia nostrano. Anzi. Giuliano Vozella vola in alto con questo nuovo lavoro dal titolo “Learn to Live” in cui ci regala l’America e le sue strade più intime, i grattaceli delle città più industriali e le praterie che guardano l’orizzonte. Ci parla in un inglese fascinoso e ben pronunciato, in un disco che racconta di se e di questo straordinario viaggio che è la vita con un sound pop acustico e con la sua inseparabile tecnica fingerstyle, ormai la firma di ogni suo passaggio discografico. Da una parte la semplicità dunque e dall’altra l’emozione…per arrivare al concetto di disco in se ce ne vuole di strada perché in questa scrittura così pulita ho avuto forte l’impressione che Vozella intenda poco il disco nel suo insieme, come oggetto e come espressione…quanto più invece credo che per lui la canzone sia un viaggio totale nella sua unicità. Di seguito, tanto per sottolineare proprio il concetto di semplicità, eccovi il bel video del singolo di lancio dal titolo “Over”.

Un terzo disco e questa volta possiamo dire che il tuo linguaggio è diretto ad un pubblico più generalista? Insomma hai un sound più “pop” se mi passi il termine…
Si, vero. Anche se “pop” spesso può sembrare un termine fuorviante perché si pensa (sbagliando) ad un prodotto confezionato ad hoc. In questo caso però è stato un percorso naturale, non è stato un tentativo di parlare ad un pubblico più generalista ma è stato un volersi presentare con un nuovo sound che in questo momento rappresenta di più il progetto. Che poi si voglia chiamare pop,soul,folk,rock poco cambia.

Per quanto ci sia evoluzione dalle intimità e dal lounge dei primi due lavori comunque un certo tipo di matrice non ti abbandona mai…e mai ti abbandonerà credo…vero? E brani come “Even the Rain” credo esprimano meglio di me questo concetto…
Si, si lega un po’ a quanto spiegato nella domanda precedente. La parte folk, di metriche da songwriting americano, mi hanno accompagnato e mi accompagnano negli ascolti quotidiani, di riflesso arrivano nella scrittura personale.

Ispirazioni e orizzonti? Da dove proviene perché questo “Learn to Live” che non ha alcuna voglia di essere un disco italiano?
Parecchi autori, cantautori, chitarristi hanno formato questo disco (da un punto di vista di ascolto). Da Allen Stone a Newton Faulkner, John Mayer, Ani Di franco, Matt Corby. Ce ne sono diversi e diciamo anche che mi piacerebbe parecchio poter arrivare a quel pubblico che quotidianamente cerca un piglio americano/australiano nei propri ascolti.

E restando su questo tema: se ti nominassi Duncan Sheik?
Mi daresti un nome da approfondire perché conosco poco di lui.

“Juggling Time” come “The Groove” hanno un retrogusto afro…sbaglio?
Si e forse, assieme alle folk ballad, rappresenta l’influenza costante di formazione del mio sound.

Bellissima “Over” complimenti…credo sia l’apice di questo disco. È un brano di rivoluzione o di speranza e conservazione?
Grazie per i complimenti. “Over” è un grido di speranza. Quando viene meno un rapporto a cui tieni, a cui sei legato ma speri che tutto possa tornare come prima. L’incubo di scena fortunatamente svanisce a fine brano e quando ció avviene un sospiro di sollievo è inevitabile.

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