Un nuovo disco per Giorgio Ciccarelli. Elettronica come novità sfacciata. Dissonanti significati, strutture non convenzionali, una canzone di protesta contro l’omologazione. Si intitola “Bandiere” questo nuovo disco che sinceramente, proprio parlando di questo singolo, mi vien da pensare a quanto sia doveroso smetterla di fare gli ipocriti. Proprio per un rispetto dei significati e delle morali che dovremmo lasciare in pace le grandi istituzioni. Un passo indietro per immergersi nel suono acido di queste nuove scritture che si fanno sospese, si fanno eteree, si fanno di gomma e di neon. Più che una Berlino robotica ci vedo un garage di quartiere italiano nel cemento e nel degrado distopico. Un bellissimo disco da ingoiare con energia e attenzione. Al bando tutta la musica di sottofondo.

Distorsioni e suoni digitali. E poi la trasgressione dalla forma canzone. Perché questo bisogno di alterare le forme?
Nel mio caso non credo si possa parlare di bisogno dialterare le forme, è che a me piacciono le cose “sghembe”, quelle non perfette, adoro le alterazioni e i difetti, soprattutto nella musica. E tutto ciò credo si rifletta sul mio modo di fare musica

“Bandiere da ammainare in fondo al mare”. Una frase forte di significati. Faremo mai la rivoluzione?
Non ricordo chi diceva “chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata”. Stiamo troppo bene per pensare ad una rivoluzione, siamo parte integrante di una gigantesca, insormontabile e indistruttibile barricata.

La vita degli artisti ormai è una vita da social network secondo te? Il rock e le sue mille facce, è davvero morto?
Il rock non è morto è che quando si passa una certa età non si sa più riconoscerlo, quindi lo si dà per morto. Per le generazioni dei ventenni negli anni ‘50 Elvis era il rock, nei ‘60 i Beatles e gli Stones, poi c’è stato io 15enne no.

Tito Faraci ai testi: quanto la musica ha accolto il testo e quanto lo ha modificato?
Per quanto riguarda Bandiere, dla musica e i testi si sono dati una mano a vicenda, nel senso che sono cresciuti, si sono sviluppati e modificati insieme durante la stesura della canzone. Mai come questa volta, testo e musica si sono compenetrati a vicenda, riuscendo ad avere un’influenza positiva l’uno sull’altro.

Nel video di “Voltarsi indietro” mi viene da pensare alla musica che pretende di raggiungerci. La canzone parla di coerenza umana, spirituale, di arrivare ad essere se stessi. Come vivono assieme queste due chiavi di lettura?
Perché ogni artista che lavora e si approccia ad un’opera di un altro artista riesce ad avere una sua personale chiave di lettura e Cosimo Brunetti (il regista di Voltarsi indietro) ha avuto la sua. Io non gli ho spiegato nulla del pezzo e del testo, mi piaceva molto l’idea che la canzone gli “parlasse” e lo indirizzasse. E quello che ne è venuto fuori mi piace e mi soddisfa pienamente.
In linea generale, una canzone, più riesce a stimolare diverse interpretazioni più ha centrato il suo obiettivo, significa che, in qualche modo, ti fa “viaggiare” con le immagini che evoca.

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