L’essenziale questa volta è ben visibile all’ascolto. Diciamo che questo gioco di parole serve e tanto per prepararci all’ascolto del nuovo bellissimo disco di Francesco Garito. Si intitola “L’Attesa” ed è fresco di pubblicazione per la Radici Music. Un piccolo breviario emozionale di quello che è il mondo di Garito oggi, dai suoi occhi e dalla sua pelle. Il singolo “Fahrenheit 451” restituisce a pieno il leitmotiv testuale e musicale di tutta l’opera, voluta scarna nei suoni e live nell’approccio. La condizione umana e l’insaziabile romanticismo con cui guardare la quotidianità che ci circonda sono dei punti fermi in quasi ogni canzone. Da qui forse la chiave di lettura con cui giustifichiamo anche la presenza di “Il panorama di Betlemme”, omaggio a Francesco De Gregori…oppure la bellissima “Evisioni” di cui Garito è solo artefice della musica. 100 Decibel vi invita all’ascolto. Per ora rubiamo qualche indiscrezione al cantore toscano:

Da più parti si parla di una produzione analogica. Ovvero?
Ovvero tutto lavorato su attrezzatura, microfini, banco, registratore multi-traccia degli anni 60 e 70, su nastro, seduti in circolo in una sala tutti insieme e quindi in presa diretta. Solo qualche piccolo abbellimento di chitarra elettrica e ovviamente le voci sono state fatte in un secondo momento ma sempre come sopra. Unico intervento digitale è stato il mastering che dal nastro a portato tutto su CD, se avessi deciso di stampare dei vinili o delle musicassette sarebbe stato tutto rigorosamente analogico, ma non era il caso.

Che poi dall’ascolto di questo disco sembra che si è tornati indietro nel tempo anche per il modo di suonare e di concepire il disco o sbaglio?
No non sbagli, l’idea era proprio quella di ripercorrere le fasi di concepimento di un disco come si faceva 50 anni fa.

Ci sono tre “omaggi” in questa tracklist. Non stupisce De Gregori e non punto il dito sulla poesia di quanto invece la poesia di Raines Maria Rilke. Come mai questa scelta?
Sono appassionato di letteratura e soprattutto di poesia. Un caro amico qualche anno fa me la fece conoscere e mi piacque subito molto, una preghiera di maturazione, un testo molto musicale, scherzando mi disse : sarebbe bello farne una canzone…ed eccola qua.

E poi “Evisioni” è un testo di Paolo Dattola. Ti chiedo scusa ma non lo conosco. Ci racconti questo incontro artistico?
Come dicevo prima sono appassionato di poesia e Paolo Dattola è un amico professore di Inglese con la passione per James Joyce ed il “vizio” della scrittura, si tratta di un testo di molti anni fa quando ancora vivevo in Calabria e spesso quando avevamo qualcosa di nuovo ci davamo appuntamento alla fine di un bellissimo lungomare ed iniziavamo a leggere le cose che avevamo scritto, quando mi lesse “Evisioni” mentre la declamava io avevo in testa già la melodia !

Il grande Max Larocca sembra essere poggiato con attenzione dentro l’arredamento di questo disco. Chi si è adattato a cosa? Prima la canzone e poi la scelta della featuring o prima l’amicizia su cui costruire il brano? Ma il titolo è una citazione alla nota pellicola?
Quando ho pensato il disco e successivamente quando ho iniziato a capire bene la direzione che stava prendendo di conseguenza ho pensato a Max. La sua voce era qualcosa di coerente con quello che stava nascendo ed io ero felice di averlo come ospite data l’amicizia che ci lega. Il pezzo si fa riferimento alla nota pellicola ed all’omonimo libro della enigmatica Elena Ferrante.
Mi sembrava quello più adatto da proporgli, quello su cui lui in maniera naturale poteva esprimersi al meglio, credo che il risultato sia ottimo e soprattutto lui sia molto soddisfatto di quanto abbiamo fatto.

“Arcadia” invece è assai particolare…nei suoni soprattutto…cos’è accaduto?
Intanto c’è da dire che in molti riguardo ad “Arcadia” sentendola mi dicevano: ottima idea cerca di svilupparla. Ma in realtà voleva essere quello che è, cioè un introduzione o meglio una canzone di un minuto e mezzo che dice quello che deve dire esaurendo la sua funzione, punto. Il suono è un intuizione di Roberto Villa che in studio ha deciso di riprendere tutto con un unico microfono panoramico (per i feticisti un ALTEC 315) dando molto ambiente al suono ma soprattutto direi molta poesia.

Chiudiamo parlando di terra. Calabria. Toscana. Il resto d’Italia. Francesco Garito quanto ha preso dalla terra che vive e che incontra? E su questo punto il dito alla bellissima “A’ Naca”
È naturale essere influenzati dai luoghi che si è vissuti, siamo il risultato anche di questo. “A’ Naca” è un omaggio alla mia terra di origine ed al suo dialetto che ha delle potenzialità musicali infinite e soprattutto una storia di musica popolare importante.

Comments

comments