Sulla giostra dei concerti che stanno invadendo piacevolmente la Capitale da inizio primavera in poi, qualcosa rischia di sfuggire anche solo per motivi meramente logistici e temporali. Ma questa data del tour dei F&J non me la sarei persa per (quasi) nulla al mondo, considerando la non facile possibilità d’imbattersi a queste latitudini in un live della storica band di Phoenix; e contando anche la presenza di due vecchie conoscenze della scena heavy metal romana come supporto, la serata diventava per certi palati assolutamente imperdibile. Ad aprire le danze macabre ci pensano i Fingernails dell’inossidabile (trovereste aggettivo realmente più calzante?) Maurizio “Angus” Bidoli, per uno show al solito senza fronzoli e dritti “to the bone”, presentando anche alcuni pezzi nuovi ma decisamente in linea col demone Motorheadiano che li protegge da sempre.

A seguire ecco la gioia di vedere una band che sa ancora coinvolgere e soprattutto divertirsi sul palco: parliamo dei Way Out, freschissimi di uscita del loro nuovo album ‘Wheel Of Time’, titolo calzante per un heavy senza tempo, appena lanciato sul mercato dalla Ace Records. Dal vivo i brani nuovi trovano ancora di più la loro ragion d’essere, e il pubblico risponde con un calore e un affetto davvero particolari e sentiti. Non mancano per l’appunto balzi all’indietro nel tempo, riecheggiando i loro esordi, e finanche qualche pecca per via di una Fender che si “abbassa” circa di mezzo tono e rimane tale nella seconda parte del concerto. Ma la botta rimane notevole, e al solito l’arma più affilata rimane la voce e la presenza scenica di Riccardo Strizzi, un po’ Udo, un po’ Halford e un po’ se stesso!

Quello che segue non è solo l’apice della serata, ma forse degli ultimi tempi per ciò che riguarda esibizioni dal vivo nella Città Eterna: un warm-up tecnico prima dell’inizio è pienamente giustificabile considerando l’incredibile resa sonora di tutto il loro concerto da parte dei Flotsam & Jetsam: nessun cedimento, strumenti perfettamente bilanciati e, neanche a dirlo, suonati da Dio, con la band che denota una prefessionalità e un trasporto che coinvolge inesorabilmente tutti, facendoci aizzare le antenne sui brani più recenti e perdere il controllo emotivo sulle note dei loro classici degli anni ’80. A metà del guado mi sposto un po’ più indietro e il suono se possibile esce ancora meglio, anche la voce ci arriva alla grande e davvero non sembra di trovarci al Traffic ma di ascoltare un live ufficiale! Semplicemente pazzeschi, oltre ogni più rosea aspettativa, e un plauso va fatto anche agli organizzatori, che sono riusciti a contenere il biglietto a soli 10 euro: aspetto non di secondaria importanza, considerando il delirio incontrollato raggiunto dal caro-biglietti di questi ultimi anni.

 

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