Anche quest’anno torna la finale Arezzo Wave Lazio, ospitata come sempre dal Monk di Roma e che per l’edizione del 2017 porta sul palco quattro band molto diverse, ma tutte estremamente uniche: ET/ /ALRandom ClockworkBLACK SNAKE MOAN-One Man BandPlastik.

Senza troppi giri di parole: il vincitore dell’Arezzo Wave Lazio è BLACK SNAKE MOAN, che in questo modo conquista la possibilità di esibirsi sul palco di Arezzo Wave, che si svolgerà a Milano il 23 e 24 giugno.

Una finale molto combattuta e ogni gruppo in gara è stato in grado di regalare un concerto originale, che ha fatto emergere prepotentemente l’anima di ogni concorrente.

Vale la pena, quindi, di ripercorrere tutte le esibizioni della serata, a cui danno il via gli ET/ /AL, un gruppo difficile da ricondurre ad un unico genere – come loro stessi ci tengono  precisare. Un aspetto, questo, che in realtà è un punto di forza perché mentre li ascolti, svuoti la mente e pensi solamente alla loro musica e a lasciarti trasportare dalle atmosfere suggestive che riescono a creare.

Batteria, basso, tastiera, chitarra, violino e violoncello: un gruppo che è rottura e armonia, volumi sparati e poi silenzi, tempi veloci e pause improvvise, forza e dolcezza, con alcuni dei componenti poli-strumentisti e la capacità di mettere insieme tutto questo per restituire un qualcosa di unico.

Dopo di loro, tocca ai Random Clockwork, che salgono sul palco con delle maschere metalliche che rappresentano degli animali e che sono energia allo stato puro. A metà performance il pubblico è già incontenibile e che creano un ibrido rock-elettronico, richiamando le sonorità degli anni ’90.

Cuore e adrenalina, per un concerto che ha una grande intensità, fatto di un buon groove, una voce bella e potente ed energia d vendere.

Cambio totale di tendenza: si passa dal moderno al vintage con BLACK SNAKE MOAN che è una one man band fatta di cassa battente e chitarra tra il blues e la psichedelia. Come già annunciato, è lui a vincere la finale e con il suo concerto riesce a creare delle atmosfere sospese a metà nel tempo.

Tutti tornano ai favolosi (musicalmente parlando) anni ’60 e ’70, per un sound fatto di momenti profondamente psichedelici, una voce profonda e calda, che però non dimenticano mai le sonorità blues e (forse in qualche punto) anche leggermente country.

Ultimi a salire sul palco, i Plastik, i più giovani della competizione con cui si cambia ancora una volta genere: volumi potenti, testi in italiano (gli unici della competizione) per un sound alternative rock.

Chitarre graffianti e travolgenti, batteria che rimbomba nella cassa toracica, testi a tratti “tossici”, urlati con potenza: non è difficile far tornare alla mente alcuni dei gruppi più conosciuti del genere.

Un finale che sembra a compartimenti stagni, perché ogni gruppo sa portare se stesso sul palco e propone un concerto totalmente diverso dal precedente e dal successivo. Eppure l’armonia della serata c’è ed è questa la vera forza della finale Arezzo Wave Lazio: la capacità di creare un tutto fatto di piccole porzioni di altro, che insieme scorre fluido in un’unica grande serata.

Comments

comments