Londra è solo una cornice. Quello che traspare da questo nuovo singolo ma soprattutto da questo nuovo video di FAB dal titolo “I have a heart” è solamente libertà, senza geografia e territorio, senza bandiera e senza pregiudizi. Un pop oltre confini in lingua inglese che non ha una pronuncia che si cura di essere. Un rock on the road disteso e rilassato, aria fresca e metriche riflessive. Ultima voce da dare al suo esordio “Bless”. Che sia l’apripista di un nuovo lavoro? Che poi alla fine tutto questo oggi è tornato assai di moda…e noi lo seguiamo con molto entusiasmo.

Direi che è particolarmente raro per un artista indipendente dare ancora voce ad un disco vecchio di due anni…che oggi si è vecchi anche dopo 3 mesi. Come mai questa scelta?
“Bless” è un disco che mi ha regalato e continua a regalarmi grandi soddisfazioni. Non potevo non rendergli il giusto omaggio, e duqnue mi sembrava doveroso concludere un percorso lungo due anni, ricco di suoni, persone, luoghi, colori. E l’unico modo per farlo era sicuramente celebrarlo con l’uscita di uno dei singoli più rappresentativi. “I have a heart” racchiude in sé l’intero spirito dell’album.

L’inglese è una lingua – ma io direi anche una musica – che ti veste addosso davvero molto bene. L’Italia ti va stretta o è semplicemente uscita così la ricetta?
Credo che semplicemente sei quello che ascolti. Sono cresciuto con dischi, cassette e cd di musica inglese, prima il grunge, poi il brit pop, quindi la nuova era degli Interpol, Editors, Arcade Fire. Non ho mai pensato di poter scrivere canzoni in una lingua diversa. Quando ho provato a farlo, la roba che ne usciva fuori non mi apparteneva. Ho viaggiato tanto, vissuto a Londra e quei luoghi, quei posti, hanno per me un sapore familiare.

Ispirazioni e contaminazioni. Se io ti dicessi Eddie Vedder o Glen Hansard?
Entrambi. Eddie Vedder per la sua capacità di coniugare poesia e passione, Glen Hansard, da buon irlandese, per la sua infinita ironia velata di malinconia. Sarebbe molto interessante vederli suonare insieme.

Gray Renda. Una collaborazione tutt’altro che marginale. Che lavoro è stato?
Un lavoro molto produttivo e costruttivo. Mi piace collaborare con altri artisti, meglio ancora se profondamente diversi da me. Ogni collaborazione produce dei buoni frutti, aiuta a maturare sia dal punto di vista artistico che da quello umano. Gray, grazie alla sua lunga esperienza, mi ha dato ottimi consigli sia in fase di composizione che in fase di arrangiamento.

In ultimo chiudiamo con della poesia e della metafora: cosa pulsa in quella borsa?
Una vita, un sogno, un luogo. Siamo quello che abbiamo visto con i nostri occhi, odorato con le narici e ascoltato con le orecchie. E siamo soprattutto fatti di cuore, di istinto. Dentro quella borsa c’è il passato, e tutto quello che rappresenta. Ed è sempre un’operazione complessa mettere da parte il passato, anche se spesso è assolutamente l’unica cosa da fare.

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