Guardo l’orologio, è ora di andare. Pronto per iniziare una nuova avventura, nuove emozioni da immortalare
e da raccontare.

Una nuova rubrica per mostrare angoli, prospettive diverse del magico mondo della musica. Un articolo per così dire scritto a due mani, le mie emozioni e poi le emozioni di Chiara.

Matteo

Scendo le scale, salgo sullo scooter, metto in moto e mi avvio in direzione Pigneto, accompagnato dal fascino che ogni volta la città eterna mi regala, con il sole che pian piano si avvia verso l’orizzonte, ma ancora illumina la città. Scorgo da lontano la via che ospita uno dei locali più affascinanti che la Roma di questi ultimi anni offre: l’ingresso di ‘Na Cosetta si presenta davanti al mio sguardo, con i ragazzi che già stanno preparando i tavoli per la serata. Un rapido sguardo all’ora, sono in anticipo. Colgo l’occasione per immortalare la vita all’interno del locale, e al di fuori.

È un sabato, pian piano il quartiere, pur sempre pieno di vita, inizia ad animarsi. Chi torna con le buste della spesa, chi passa veloce forse in ritardo ad un appuntamento, chi pensieroso fuma una sigaretta, chi passeggia con il proprio cane, chi spensierato in bici diretto chissà dove. Mentre sorseggio tranquillamente un drink volgo lo sguardo ed ecco che scorgo una ragazza con una maglietChiara dello Iacovota a righe che si avvicina con alle spalle quella che suppongo sia la sua fedele chitarra.

Chiara Dello Iacovo, che non ha bisogno di presentazioni, si presenta accompagnata da Ivan Talarico, scusandosi per una forte emicrania che l’ha colpita, ma nonostante questo ha accettato il mio invito. Due chiacchiere, alcuni scatti e pronta per la serata, che si preannuncia molto emozionante e sold-out, date le prenotazioni del locale.

Mi sento emozionato, ma allo stesso tempo anche a mio agio, sarà l’atmosfera che si respira, sarà la cordialità di Chiara che subito si mette a disposizione del mio obiettivo, in piena libertà e totale sintonia. Descrivere le emozioni in pochi scatti non è semplice, ancor meno in poche parole. Tutto all’insegna del sorriso, del gioco e del divertimento.

Chiara

“Quella giornata era partita nel peggiore dei modi. Scarsa colazione, improvvisa ondata di caldo, intercettazione dal tempismo impeccabile delle uscite dei licei proprio quando mi apprestavo a prendere l’autobus con trolley e chitarra per andare all’ostello e cercare di arginare l’emicrania prima delle prove, dChiara dello Iacovoelle interviste e degli scatti che sapevo avrei dovuto fare quel pomeriggio. Centinaia di adolescenti che vengono vomitate sui marciapiedi e sgomitano sui trasporti pubblici in preda alla febbre da weekend però sono troppo per le mie condizioni psico-fisiche già labili.

Decido di andare a piedi, in fondo da Re di Roma sono circa quaranta minuti, negli ultimi anni ho fatto ben di peggio. Peccato che GoogleMaps le salite non te le indichie che il Nord Italia non ti avesse avvertito che sarebbe stato stupido portarsi un cappotto da Firenze in giù. Sta di fatto che all’ostello ci arrivo, o per lo meno quello che resta della me ormai totalmente alienata da se stessa, dopo aver sbagliato due ostelli a causa di indirizzi erronei, ci arriva. Sbiascico qualcosa a Luca, il proprietario del locale, a cui considerando le mie condizioni devo aver fatto una pessima prima impressione, e mi schianto sul letto della mia camera buia.

Il resto per me è mistero, finché non mi risveglio alle cinque e mezza, pallida, tremante, più di qua che di là. Avrei già dovuto essere al locale per il soundcheck. Avrei dovuto provare dei pezzi con dei miei amici che volevo invitare sul palco con me. Non so come sia avvenuto il miracolo della resurrezione. O meglio, all’incirca credo che la formula sia stata un mezz’ora in cui si sono susseguiti due oki, una fetta di torta alle mele gigante, un adorabile e imprevisto Ivan Talarico, una doccia e un forte spirito di sopravvivenza. Mi sentivo un farfalla neonata appena uscita dalla crisalide. Mentre mi avvio al locale con colui che aveva assistito alla mia morte e reincarnazione (Ivan), intravedo un ragazzo armato di macchina fotografica.

Nel mio pensiero ancora magmatico si fanno strada due pensieri: 1) Dio come verranno male le foto a questo giro se a malapena riesco a capire dove mi trovo 2) Questo ragazzo mi farà le mie prime foto dopo la morte.

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