Ci sono giorni che rimangono impressi nella memoria di ognuno di noi.  Sicuramente il 15 giugno 2013 è uno di quelli per Andrea Scacco, Terzio Di Fiori e Vincenzo Ruopolo, ovvero i fondatori storici degli EverQueen. Quel giorno al Roadhouse Music Club di Nemi si compiva un sogno: festeggiare dieci anni di attività, condividendo il palco con un grandissimo musicista di fama internazionale: Jamie Moses.
Jamie, venuto direttamente dall’Inghilterra per questa sua performance live unica in Italia, ha dimostrato di essere un artista dotato di umanità, umiltà e gentilezza quasi imbarazzanti, come ha avuto modo di dire lo stesso Andrea Scacco. Per chi è poco avvezzo al mondo dei Queen parliamo di uno dei membri della band che ha preso parte al “ The Cosmos Rocks Tour” dei Queen & Paul Rodgers nel 2008. Grande amico di Brian May e di Paul Young, ha collaborato con Tony Hadley (ex Spandau Ballet), Gary Burlow (ex Take That), The Pretenders, St.Etienne e Bob Geldof. Membro stabile dei Queen + Paul Rodgers nel 2005 e 2006 e poi ancora nel 2008. Della band è noto che facevano ne facevano parte Brian May, che ebbe l’idea, e Roger Taylor dei Queen originali, con l’aggiunta appunto di Jamie Moses alla chitarra ritmica e ai cori, l’ ex dei Blue Öyster Cult Danny Miranda al basso, Spike Edney alle tastiere e Paul Rodgers, già frontman dei Bad Company, come voce.

Il tour del gruppo, che ripercorreva le tappe fondamentale della storia dei Queen, attraversò il mondo intero, con un grande successo di pubblico.
Jamie faceva parte di questa incredibile storia. Quali emozioni ha saputo regalare la serata che festeggiava i dieci anni della tribute band italiana degli EverQueen, ce lo racconta in questa intervista Andrea Scacco, tastierista e cofondatore del gruppo, con il quale abbiamo parlato anche un po’ della storia della band e dei progetti futuri sia degli EverQueen che dei singoli elementi con i loro vari progetti solisti.

D1. Gli EverQueen nascono dieci anni fa… come nasce una tribute band di successo come la vostra?

R1. Sembra strano dirlo, ma gli Everqueen nascono da un litigio, un battibecco tra me e il batterista Terzio Di Fiori, seduti su di una pachina di metallo.
Durante la giornata del 1° maggio del 2003, Terzio ha dato alla luce questa idea, proponendomela.
Io ero assolutamente contrario, al punto di chiamarmi fuori dal progetto, perche ritenevo che i Queen fossero una band che non andava assolutamente “riprodotta”. Non ci siamo parlati per tre settimane, poi una sera, mi sono recato alla sala prove, e ho trovato i ragazzi che stavano abbozzando le prime note di un pezzo ; ho poggiato le mani sulla tastiera, e ho iniziato a seguirli; il resto, poi, e’ venuto da sé.

D2. Negli anni avete vissuto alti e bassi, ma se dovessi dare un voto a questi dieci anni che voto gli daresti?

R2. Considerando che non abbiamo mai raggiunto il massimo ma nemmeno il minimo, ritengo che un dignitoso 7 ce lo siamo meritato.

D3. Se ricominciassi da quel giorno di dieci anni fa, cosa pensi che rifaresti e cosa non rifaresti?

R3. Sicuramente il percorso artistico ha permesso alla band di essere quello che attualmente è, quindi nel complesso non cambierei nulla; però devo dire che, alla luce di quanto accaduto soprattutto alla fine del 2012, non permetterei mai più a nessun’altro al di fuori di noi tre fondatori di gestire tutta la parte organizzativa e logistica della band, .

D4. Avete collaborato e collaborate ancora con molti artisti importanti, non ultimo Jamie Moses; raccontaci come sono nate queste interazioni.

R4. Le collaborazioni precedenti a quest’ultima del 2013 sono frutto dell’aiuto di amici interni alla community piu importante dei Queen nostrana che è appunto Queenitalia. Hanno fatto in modo di metterci in contatto direttamente con questi personaggi, ed hanno curato molti particolari. Nello specifico, per quest’ultimo evento con Jamie Moses, posso affermare senza ombra di dubbio e con orgoglio, di essere stato io il punto fondamentale
che ha permesso tutto cio, curando l’organizzazione, i contatti, presentandomi a Jamie e chiedendogli se fosse interessato a collaborare con noi. Poi la disponibilità, l’amicizia e la professionalità del live club Roadhouse, in particolar modo nella persona di Gabriele Pizzuti ( direttore artistico ), ha fatto il resto. Una grandissima soddisfazione.

D5. Che persona hai incontrato in Jamie Moses, con il quale vi siete esibiti al Roadhouse il 15 giugno in occasione della festa del vostro decennale?

R5. Forse è una affermazione un po’ forte, ma sembrava di aver riabbracciato un caro vecchio zio lontano venuto dall’Inghilterra a trovare i suoi nipotini. Jamie ha un’ umanità ed una gentilezza quasi imabrazzanti,  tanto da strapparci una lacrima quando ci siamo salutati all’aeroporto, al momento della partenza per Londra.

D6. Pensi che si ripeterà un’esperienza simile a quella del Roadhouse?

R6. Non dovrei dirlo, ma ci stiamo gia lavorando.

D7. Qual’è la cosa che vi colpisce di più quando collaborate con persone come Jamie Moses o altri grandissimi artisti che hanno suonato con le leggende del rock?

R7. La cosa spettacolare di queste collaborazioni è come la musica possa mettere tutti d’accordo, pur non parlando la stessa lingua; trovarsi sul palco insieme a questi big, e magari sorridere perchè molte cose vengono da sé senza mai averle provate insieme, è qualcosa di grandioso.

D8. Che ricordo hai della prima volta che hai ascoltato un disco dei Queen?

R8. Avevo dieci  anni, e mi ricordo che per quel compleanno, ascoltai alla radio uno dei brani dell’album The Works che era appunto Radio Ga Ga.
Era una sonorità diversa da quello che si sentiva in giro; ne rimasi affascinato da subito, e ogni volta che risento o risuono quel pezzo, torno indietro a quel compleanno, quando tutto era più colorato, più bello, più spensierato.

D9. Se Freddie Mercury fosse vivo e tu lo incontrassi cosa gli diresti?

R9. Semplicemente, grazie. Grazie per averci regalato cose che solo la sua mente e la sua anima potevano creare.

D10. C’è un erede di Freddie, oppure dovremmo aspettare altri cento anni, o forse anche di più?

R10. Non vorrei sembrare un invasato o fanatico, ma temo che una voce come quella di Freddie, unita alla sua grande personalità, sia ancora un qualcosa di unico; difficilmente credo assisteremo ancora ad un miracolo della natura come quello.

D11. Queen, Genesis, Pink Floyd, Dream Theatre: secondo voi nel rock e nella musica è stato già creato tutto? O qualcosa si può ancora inventare?

R11. Se ci dovessimo basare su ciò che si ascolta in giro in questi ultimi anni, direi che la genialità musicale si è spenta da tempo. Tuttavia crediamo che la musica sia l’arte dei suoni, con la quale si esprimono i sentimenti dell’anima, e forse c’e’ ancora tempo per sognare…

D12. Qual’è la canzone rock più bella che sia stata mai scritta secondo te?

R12. Spaziando dal mondo Queen, penso che “Stairway to Heaven” sia davvero un pezzo degno di ogni forma di riconoscimento.

D13. Oltre al progetto tribute dei Queen, quali altri progetti musicali, interessano i componenti della band? (Sempre che ce ne siano?)

R13. Il nostro attuale vocalist, essendo cantautore, sta curando un progetto di musica origianale tutto suo, chiamato Quarzo, che potrebbe investire anche me come tastierista/arrangiatore. il batterista Terzio Di Fiori suona stabilmente nella band ROCK 118, dove milita suo figlio Andrea, e anche loro fanno musica originale. Valerio e Vincenzo, al momento, restano fedelissimi pilastri degli EverQueen, ma mai dire mai!

D14. Hai mai pensato di fare della musica tutta tua?

R14. In realtà l’ho fatta, in passato; ho scritto canzoni, regolarmente depositate in SIAE, ho partecipato anche a Festival di musica originale, ottenendo anche dei discreti risultati. Non so se riprenderà in futuro.

D15. Cosa faranno gli EverQueen per i prossimi dieci anni? O meglio: cosa speri che facciano?

R15. In tutta onestà, io spero che gli EverQueen continuino a divertirsi con lo stesso spirito che li ha caratterizzati in questi anni. Non avremo ancora molto tempo per permetterci di salire sul palco ed essere credibili al 100%; questo discorso vale per buona parte di noi. Ho fatto una promessa a me stesso: nel giorno in cui io riuscirò a suonare un unico pezzo, insieme a Brian May o Roger Taylor, allora potrò dire di aver raggiunto e coronato il mio sogno; a quel punto potrei anche decidere di smettere di suonare. Ma non ora, non adesso.

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