Se dovessimo raccontare ad un adolescente di ora cos’era il tempo delle garage band di provincia, anzi di quartiere, direi che un disco come questo “CSNT” (sigla omonima dei Cieli Neri Sopra Torino), inquadra a pieno titolo tutto l’argomento trattabile, in ogni angolo e da ogni punto di vista, impreziosendolo di tutte le sfumature possibili. Parliamo di un disco che arriva per mano della Orzorock Music di Gabriele Finotti che da tempo si sta occupando proprio della scena rock della provincia, soprattutto quella nuovissima che dimostra sempre più, e questo disco ne è una prova, quanto sia fertile e ricca di energia importante. E, per quanto non sia provincia, diciamo che in questo caso è Torino (in un’accezione più figurativa che reale e tangibile) a far da musa ispiratrice a questi 10 inediti di un lavoro che ci piace davvero molto…sarà per quella leggerezza e quell’atteggiamento sicuro di se…sarà forse per quell’ampia sfumatura di richiami e assonanze a cui, volutamente o meno, il suono e la scrittura si appigliano per dire la sua. Siamo presi bene quando sentiamo le sonorità a cui Vasco Brondi ci ha istruito, a suo modo “rivoluzionando” il concetto di canzone pop nostrana (le virgolette sono importanti)…con l’unica differenza che la band di Mauro Caviglia e compagni non ha la presunzione di fare sfacciate morali sociali e usa un linguaggio mai troppo “sporco”. Dividerei l’ascolto in due grandi emisferi con una linea di confine a se stante che esce appena dal leitmotiv stilistico: tutta la prima grande parte del disco è ancorata a quei dettami stilistici di cui sopra, quelli cioè che Brondi e tutta l’allegra compagnia hanno sdoganato negli ultimi anni…così i Cieli Neri Sopra Torino ci regalano belle sensazioni per esempio con il singolo “La morte avrà i tuoi occhi” di cui la rete ci regala un video in bilico tra moderno anticato e l’antico davvero con filmati di repertorio con la speciale collaborazione dell’Istituto Luce. Va detto che questo video è stato finalista al concorso MUSICALUCE…e poi in qualche caso, italiani a parte, io ci sento anche l’America quando gira il brano “Pensiero mattutino”, quel David Gray che tanto mi piace quando canta in acustico.
Il passaggio di frontiera si ha con un suono che abbandona il bel paese del nuovo pop d’autore e cerca di inventarsi un habitat dal retrogusto punk o grunge, forse non troppo ben riuscito. Parliamo del brano altamente sociale nei contenuti dal titolo “Se”…che poi questo carattere sociale nel disco arriva all’ascolto spesso e volentieri.
Passata la “frontiera” il disco va a chiudersi con due brani più morbidi, meno eclettici e sicuramente più attenti a non perdere la riva del pop. Di questi punto il dito proprio sulla chiusura affidata a “Morte nel pomeriggio” che probabilmente penso sia il vertice compositivo e produttivo di questo lavoro, coniugando belle melodie, incisi per niente scontati ma ancora forti di essere a loro modo “originali” e suoni che forse non sono del tutto maturi ma di certo si avventurano a cercare un’alternativa alla solita minestra. Insomma “CSNT” non ha per niente la presunzione di essere o di dire qualcosa che sconvolga il mercato…forse corre il rischio di ripetere e di ripetersi in soluzioni e stili che probabilmente ora stanno perdendo colpi di consensi nelle mode indie del momento…però è anche vero che non sono magri ne deboli i segnali di personalità e carattere, di coraggio e di quella voglia di fregarsene del sistema e dei cliché. Citando il brano “Sbagliare” direi che cade a pennello la frase “Sbagliare continuamente per non essere un talento mai”…contro i perfezionismi e contro il conformismo ci sono solo gli errori a decretare il vero, il buono e soprattutto il genuino. E questo “CSNT” è un disco genuino. Play Loud.

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