Da sempre la fruizione, ergo il godimento di un bene o di un servizio, si suddivide in due macrocategorie: c’è la fruizione attiva e c’è quella passiva.
Col trascorrere degli anni e l’avvento delle nuove tecnologie assistiamo – fortunatamente, aggiungo – a un progressivo diradarsi delle fruizioni passive, e non è da escludere che in futuro esse si estinguano del tutto; se, per dire, fino a qualche tempo fa la passività per antonomasia era il televisore, strumento di ricezione tra i più usati dinanzi al quale ci si piazzava inermi e ci si lasciava “trasportare” dal flusso, oggi abbiamo la possibilità di scegliere tra centinaia di canali, interagiamo col mezzo… Insomma, il fruitore è diventato selettivo, ha sviluppato l’esigenza di sentirsi parte attiva anche nel ricevere.
Tracciamo un’ipotetica linea finita di fruizione avente due margini, e prendiamo il succitato, vecchio tubo catodico a emblema di passività ai massimi termini; cosa potremmo porre all’antipodo? Ovviamente tutto ciò che concerne la scelta, la partecipazione viva. Esempi pratici ed attuali sono il concerto, dove l’ascoltatore applaude o fischia per esprimere il proprio livello di gradimento, può alzarsi in piedi, fare la ola e chiedere un bis; o ancora la mostra fotografica, che vuole l’osservatore “regista” di se stesso, in grado di decidere su quale fotogramma focalizzarsi e quale invece ignorare; infine il vernissage pittorico, meglio ancora se si tratta di un live painting, nel quale tra artista e spettatore s’instaura un rapporto alla pari, l’artista improvvisa tocchi e spruzzi di colore adeguandoli di volta in volta alla risposta del pubblico, e viceversa.

Poi, uscendo dagli ipotetici schemi di catalogazione e proprio fuori dagli schemi in generale… c’è quella cosa clamorosa che è MArteLive, festival multi-disciplinare nato a Roma nel 2001 con l’obiettivo di divulgare l’arte viva in tutte le sue forme.
Siete mai stati ad una serata organizzata da MArteLive?
Io sì, innumerevoli volte, sia nei panni dell'”artista” (virgoletto perché mi fa sorridere l’epiteto, applicato sulla mia persona mi suona improbabile e buffo, ma al momento non mi viene in mente un sinonimo che sia uno) che in quelli della fruitrice, appunto, attiva. E il livello di intensità partecipativa è stato il medesimo in entrambi i casi, credetemi.
Se ancora non siete mai stati ad un evento MArteLive io vi consiglio caldamente di farlo, e se le parole che ho speso finora non vi hanno convinto lasciate che vi racconti cosa è successo il 13 febbraio 2016 al Monk di Roma.
Nomen omen: “Notte Eclettica“, così è stata chiamata la serata. Adesso capirete perché.
Quella sera è successo quello che succede quando metti insieme un concerto, una mostra fotografia, un live painting e, crepi l’avarizia, ci aggiungi pure spettacoli di danza ed esibizioni circensi. Tutto nella stessa serata e nello stesso luogo.

Mi sa che non rende l’idea.

Allora permettetemi di dirvi anche che il palco del Monk (anzi, I PALCHI, ché a dirla tutta erano due e il pubblico aveva la possibilità di scegliere tra due esibizioni che si svolgevano in contemporanea, a debita distanza, senza che una interferisse con l’altra) è stato calcato da musicisti del calibro di Una, cantautrice incazzata e passionale, Dellera e De Rubertis, in un live intimo e splendidamente minimalista, quei folli geni de Gli Scontati – alias Lorenzo Kruger e Giacomo Toni -, il promettente Leo Folgori, il rock energico dei Moustache Prawn, la sensuale psichedelia dei Mammooth, l’elettronica tonificante degli Anudo, la brillante autenticità di Gianluca Secco

Rende un po’ meglio l’idea, vero?

A tutto ciò sommate Cristiano Quagliozzi che dipinge – e lo fa, come suo solito, da dio – mentre Una canta, e le note si fondono con le pennellate come fossero una sola cosa, figlie generate dalla stessa madre, un’amalgama che vince e convince.
Unite le sublimi arti circensi di Canarina, Irene Croce e i Crème et Brulé (un tripudio di bolle di sapone giganti, acrobazie nel fuoco e contorsionismi magici) e l’altrettanto sublime danza della compagnia Sinespatio.
Immaginatevi che al muro vi siano esposte le opere grafiche/fotografiche di Quagliozzi, Milena Scardigno, Samanta Di Giorgio, Danilo D’Auria, Daniele Romaniello, Matteo Nardone, Chiara Ernandez, Valerio Piccioli, Raffaella Midiri, Alessia Dessì, Sabrina Vani, Alessandro Ribaldo e i PP+C.
Come se non bastasse – in altri contesti e in altri eventi sarebbe bastato e avanzato… Ma, ribadisco, MArteLive è una cosa clamorosamente a sé – prendete un artista, Moby Dick, e piazzatelo a dipingere un enorme murales sulla facciata esterna del Monk proprio mentre all’interno del locale se la cantano e se la suonano (e se la danzano, pitturano, intrattengono, stupiscono…).

Ecco. Adesso so che rende benissimo l’idea e voi che questa serata ve la siete persa vi state rosicchiando i gomiti come fanno i castori coi tronchi.

Ho due splendide notizie per voi.
La prima è che MArteLive non si ferma mai; tenetevi aggiornati tramite il sito ufficiale o la fanpage di Facebook e avrete modo di rimediare il prima possibile.
La seconda è che… No, rettifico, a parole non rende affatto l’idea. Vi è venuto il batticuore solo a leggere? State provando ad immaginarvela e vi sembra sensazionale? Beh, a maggior ragione serate come questa dovreste concedervele.
Anche solo per il fatto che io amo sentirmi dire che ho ragione.
E, ah, se ne ho.

MArteLive e le sue notti eclettiche aspettano solo voi: siate fruitori attivi, vivi e complici.

Si ringraziano il Monk e lo staff di MArteLive per la gentile ospitalità.

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