Spesso e volentieri ci troviamo partecipi di concerti live in cui la parola d’ordine è stupire. Ci si sfida a colpi di effetti speciali: esalazioni di fumo, lanci di fuochi e coriandoli, danze di raggi laser e proiezioni futuristiche. A volte ci troviamo dinnanzi a veri e propri spettacoli che trasformano fredde e asettiche performance in qualcosa di strabiliante e ciò ci fa perdere di vista il vero motivo della nostra presenza in un live: l’essenza della musica.
Siamo talmente pieni di aspettative che quando invece siamo alle prese con la semplicità rimaniamo più stupiti di quando dinnanzi a noi si materializza un robot gigante che calca il palco. Perché quello che proviamo in simili situazioni è così spontaneo da essere ormai, ai giorni nostri, una cosa più unica che rara. Succede qualcosa in questi casi che va sotto il nome di divertimento, puro e sano: quando un artista “spende” del tempo a intrattenersi e a scherzare col suo pubblico, quando intravede tra loro (in realtà sopra le teste) un little fan e chiede ai genitori gli anni di quel fagottino che per un breve momento è stato il protagonista della serata con tutti gli occhi puntati addosso, ecco in momenti come quello dinnanzi a noi abbiamo sul palco un vero e proprio Artista. Sì: con la A maiuscola.

E tale può essere senz’altro definito Bryan Adams, che ieri al Palalottomatica di Roma ha portato sul suolo capitolino il suo Get Up Tour. Dopo Padova, Assago e Torino, giunge a noi alla sua quarta data e lo vedrà protagonista stasera a Rimini e domani con la tappa italiana conclusiva a Bolzano. Come si possono riassumere 40 anni di carriera? Con una chitarra, un piano ed una band affiatata sul palco. Gli ingredienti per fare grande la serata c’erano tutti: ottima prestanza, una sua voce inconfondibile (certo un po’ mutata dal tempo, ma decisamente in grado di suscitare forte emozioni) e un pubblico adorante dinnanzi a sé.

Dalle ballate lente e romantiche, al rock degli ultimi album, a sonate spagnoleggianti (proiettandoci sul maxi schermo un giovanissimo Johnny Deep nei panni di Don Juan de Marco sulle note di Have You Ever Really Loved a Woman), al rockabilly della tranche finale della serata. Ovviamente non sono mancati i momenti di tenerezza con brani suonati col solo accompagnamento della chitarra di Adams.

È stata decisamente una serata che non ha visto punti morti e silenzi imbarazzanti o interruzioni tra un brano e un altro: l’attenzione è stata sempre viva, il contatto col pubblico costante. Si vedeva con quanta passione ci portavano a spasso nel tempo, saltellando da un album all’altro. Si sono divertiti e ci siamo divertiti; hanno cantato e anche noi abbiamo cantato; si sono emozionati ed hanno emozionato. Tutto ciò in poco più di due ore.
Sarei ipocrita a dire che i live in perfetto american style non mi piacciono (perché io con le americanate ci vado a nozze), ma sono decisamente i live come quelli di Bryan Adams che restano nel cuore. In fondo solo lui poteva chiederci di shakerare il nostro ass e farlo poi tutti insieme. Questo perché “Everything we do, we do it for you”!

Setlist (può variare in fase di esecuzione del tour)
Do Whant Ya Gotta Do
Can’t Stop This Thing We Started
Don’t Even Try
Run To You
Go Down Rockin’
Heaven
This Time
It’s Only Love
Please Stay
Cloud #9
You Belong to Me
Summer of ‘69
Here I Am
When You’re Gone
(Everything I Do) I Do It For You
Back To Ypu
Somedody
Have You Ever Really Loved a Woman
The Only Thing That Looks Good on Me Is You
Cuts Like a Knife
18 Til I Die
I’m Ready
Brand New Day
Ultimate Love
c’mon Everybody
Straight From The Heart
Heat of The Night
All For Love

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