Nella sesta serata di Umbria Jazz 18 è stata la volta di Benjamin Clementine a salire sul palco dell’Arena Santa Giuliana, per un concerto che verrà ricordato a lungo. L’artista londinese si è infatti confermato un vero animale da palcoscenico, incantando il pubblico (che, dopo soli tre brani, ha scelto di abbandonare i posti a sedere per assecondare il “richiamo del sottopalco“) ed esibendosi da vero mattatore. Colpendo da subito per la sua grande presenza scenica (si è presentato sul palco scalzo e in completo bianco), Clementine ha cantato accompagnandosi al piano (assieme ad Axel Ekerman al basso e ad Alexis Bossard alla batteria) con la sua voce espressiva e coinvolgente, il tutto con sonorità in stile UK blak. Tra i brani eseguiti, oltre a propri cavalli di battaglia (come One Awkward Fish, Condolence, I won’t complain e Cornerstone), l’artista britannico ha colto il pubblico di sorpresa con una versione coinvolgente e particolarmente interessante di Caruso di Lucio Dalla.
Ad esibirsi prima di lui  era stata la rivelazione Somi, cantante americana dalla vocalità impressionante (al punto da ricordare, a tratti, Rachelle Ferrell), la cui musicalità attinge profondamente nelle radici africane, così come nel soul americano; artista alla quale è fin troppo facile pronosticare già da adesso un futuro luminoso nel firmamento musicale.

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