Una nuova “stagione” si aggiunge alle proposte marchiate Umbria Jazz. Dopo infatti quella per antonomasia, estiva, con sede a Perugia e giunta alla 45ma edizione, e quella “Winter” con sede a Orvieto, che ha celebrato quest’anno il venticinquennale, è andata in scena a Terni l’edizione #1 di Umbria Jazz Spring (di cui, quindi, l’edizione Easter dell’anno scorso costituiva una sorta di anticipazione). Tra i vari artisti che hanno partecipato a questa edizione, molti volti ben noti al pubblico di Umbria Jazz (come Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Daniele Di Bonaventura, Steve Wilson, Lewis Nash, Maria Pia De Vito, Julian Oliver Mazzariello, Enzo Pietropaoli e gli immancabili Funk Off), altri un po’ meno (come The Huntertones, Cory Henry & The Funk Apostles, Gil Goldstein, Giovanni Sollima, Kenny Barron, Jay Anderson, Yamandu Costa e Guto Wirtti).

Da segnalare il particolare successo riscosso i concerti alla Cascata delle Marmore, location suggestiva quanto inusuale. Tra le proposte a cui abbiamo avuto modo di assistere (per ragioni di carattere logistico non siamo riusciti a seguire il festival per intero) interessante ed ambizioso il The Beatles Project, con la Umbria Jazz Orchestra diretta da Gil Goldstein, che ha curato anche gli arrangiamenti, con la partecipazione di Steve Wilson, Lewis Nash e Jay Anderson (anche se l’idea di riproporre in chiave jazzistica il repertorio beatlesiano non è più oramai particolarmente innovativa e il concerto è sembrato scaldare i cuori del pubblico in modo forse soltanto parziale); alla vittoria facile hanno puntato invece i newyorkesi di adozione The Huntertones, col loro mix di R&B e funky e una proposta ricca di cover, forse meno ambiziosa, ma di sicura presa sul pubblico; all’insegna del ritmo e dell’energia infine la performance di Cory Henry che, coi suoi Funk Apostles, ha letteralmente fatto ballare il pubblico già dal secondo brano in scaletta.

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