Un cantautore classico. Beh come molti direi, ma anche come pochi quando restituiamo al concetto di cantautore un significato di profonda etica culturale invece che il solito classico dogma stilistico vecchio di qualche generazione. Adrano Tarullo e cantautore, è musicista…anzi soprattutto musicista. La canzone ha forme classiche ormai da sempre per quanto ci si inventi mille trasgressioni di sorta. Il nuovo disco di Adriano Tarullo si intitola “Storie di presunta normalità”. Dall’intervista che segue sottolineo una seria umiltà che ci invita a sottolineare quanto sia impegnato il mestiere e la vocazione di un artista che alla canzone restituisce significati alti di bellezza. In rete il video di lancio. Il resto è eleganza, musica suonata e canzone scritta di suo pugno. Forse sono queste le cose che dovremmo tornare a celebrare piuttosto che il solito pop industriale a cui tanto siamo devoti…la critica prima e il pubblico poi. Lo dico a più riprese e mi ritrovo a ripeterlo spesso nelle interviste che faccio…

Canzone d’autore. Il Tenco ha votato. Le tue impressioni?
Per avere delle impressioni dovrei aver ascoltato tutti gli album selezionati. Visto che non l’ho fatto non posso dare un’opinione precisa. Se proprio volessi sbilanciarmi, noto che, pur se le targhe Tenco nascono per evidenziare quali siano i migliori dischi di canzone d’autore, negli ultimi anni si confonde un po’ troppo il pop con la canzone d’autore. Forse perchè quest’ultima non riesce più ad avere la giusta attenzione mediatica. Ci sarebbe da chiedere qual è la causa: dipende dagli ascoltatori di musica, dagli autori che la producono oppure dai giornalisti che la filtrano. Comunque tra i selezionati c’è senza dubbio qualcuno che merita di esserlo.

La tua canzone è molto classica nelle radici come nelle forma. Pensi che il classico ormai abbia perso di interesse?
Noto che più di un cantautore rifiuta l’idea di essere chiamato cantautore, perchè in quella figura classica nell’immaginario collettivo viene identificato un cantante con la chitarra che annoia terribilmente chi lo sta a sentire. Siamo abituati a molteplici input, direi troppi. Ciò scaturisce una mancanza di concentrazione su quello che viene proposto. E poi il trend da rispettare è il dinamismo a tutti i costi. Le radio e le tv ci tengono molto. Sì, in definitiva c’è una mancanza di interesse. L’importante è un volto da fotografare con il telefono, le canzoni hanno poco rilievo. Puoi anche dire qualcosa di interessante ma se mentre canti fai il balletto è meglio.

Che poi alla fine tutto riconduce al classico…è solo che sa mescolarne i contorni per bene non trovi?
Sì…le strutture delle canzoni sono sempre quelle. Non sento grandi rivoluzioni. Piuttosto credo ci sia meno ricerca. Tutto è più lineare, facile all’ascolto.

Un bel video di animazione e direi che il disco ha molti altri spunti per essere corredato da video. Come per esempio il brano “Un mestiere difficile”…non trovi?
Il video di animazione è stato curato dal collettivo Lhumans, in particolare da Francesco Colafella che ha tradotto in arte visiva una canzone dai tratti fiabeschi, quindi molto indicata. Il concetto del video da abbinare alla canzone è una cosa molto difficile. Lavorare con le immagini video è molto complesso, soprattutto se non sei del mestiere. Si rischia di essere anche un po’ didascalici. Le immagini create con le parole hanno materialmente un’infinità di possibilità. Con la penna si arriva a tutte le parti. Il video non ti premette questo, a meno che tu non abbia molti soldi da investire. In realtà tutto si può fare, bisogna avere delle buone idee. Forse però devo concentrami più nel suonare che fare i video o magari fare dei video mentre sto suonando.

Ancora una domanda sociale: l’Abruzzo e le tue canzoni. Chi ha ispirato chi?
L’Abruzzo è la terra in cui vivo e di cui mi sento parte. Le canzoni di questo album sono storie di tutti i giorni in cui io vivo da spettatore. Fino ad adesso ho cantato in dialetto e solo in quest’ultimo disco ho deciso di scrivere completamente in italiano ma non ho smesso di raccontare la mia terra, i suoi abitanti e le dinamiche sociali che la caratterizzano.

Per chiudere l’ultima curiosità: hai mai pensato all’elettronica per arredare la tua scrittura?
Il suono elettronico è un suono che mi piace. Una chitarra elettrica ha un suono elettronico che è ben differente da una chitarra acustica suonata senza amplificazione. La chitarra elettrica ha un suono particolare, ha una propria anima. Mi piacciono anche i suoni dei moog. Nel disco sono stati utilizzati dei suoni dalla tastiera che mai avevo usato. Quello che non sopporto è il suono surrogato ovvero la riproduzione in copia di uno strumento quando il suono naturale è molto più bello di quello artefatto. Poi è vero, sono molto più affascinato dai suoni naturali degli strumenti. Per me una batteria anni ’80 rimarrà sempre un ostacolo per le mie orecchie.

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